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Il Lato Oscuro Dei Farmaci

Torazina, Aldolo, e altri farmaci prescritti in massa dagli psichiatri possono distruggere le vite delle persone che li assumono e di quelli con cui vengono a contatto. Perché a tutte le persone che vanno dagli psichiatri vengono dati uno o più psicofarmaci? E’ scientificamente provato che sono imprevedibili e estremamente mortali, non curano nulla, e invece distruggono la vita della persona che li assume!

I più pericolosi tra questi sono i tranquillanti maggiori, altresì noti come farmaci neurolettici (afferra-nervi) o antipsicotici. Delle più di due dozzine appartenenti a questa classe, introdotta nel mezzo degli anni '50, i più comunemente usati sono l'Aldolo (Aloperidolo), Compazie (Proclorperazina), Torazina (Clorpromazina), Navane (Tiotixeno), Prolixin (Flufenazina), Mellaril (Tioridazina), e Trilafon (Perfenazina).

Il loro scopo è di creare “il massimo disturbo comportamentale” - Un obiettivo chiaramente riflesso nei molteplici test condotti sui ratti sotto Torazina. Attraverso gli agenti chimici, gli psichiatri cercarono di sabotare i processi del pensiero e quindi negare alla persona il controllo del proprio corpo.

L'ALBA DEI MORTI VIVENTI

All'epoca in cui furono introdotti i tranquillanti maggiori, la lobotomia veniva fortemente propagandata e ampiamente usata dagli psichiatri. Con tale procedura, il cervello veniva sbrindellato e danneggiato per sempre, nonostante le obiezioni delle famiglie e di amici del paziente. Gli psico-tranquillanti sono stati creati per creare uno stato di zombismo, identico a quello riscontrabile dopo una lobotomia, in una persona il cui cervello rimaneva intatto. Per questa ragione, la Torazina divenne nota come “lobotomia chimica”.

“[Sotto l'effetto della Torazina] i miei pensieri giravano e non andavano mai lontano. Le mie mani erano gomma e io potevo a malapena impugnare una forchetta,” disse un paziente che era stato messo sotto psicofarmaco da uno psichiatra. “Dopo sei settimane sentii come se le mie mani fossero state passate in un tritacarne. Non riuscivo più a pensare chiaramente; non riuscivo più a parlare articolatamente; non riuscivo più ad agire con sicurezza.” Un'altro dopo una settimana di Aldolo affermò: “Ero incapace di parlare. Non importava quanto intensamente ci provassi non riuscivo a dire nulla ad alta voce e parlavo solo con la più ardua difficoltà... Era come se tutto il mio corpo stesse soccombendo ad un veleno letale”.

L' orrificante sconvolgimento e devastazione mentale provocato da questo effetto chimico lobotomizzante era precisamente ciò che attraeva gli psichiatri che grazie all'effetto di questi agenti chimici lobotomizzanti vedevano ridursi notevolmente i loro sforzi professionali (che difficilmente ottenevano dei risultati) e incrementare i propri guadagni.

Oggi, questi farmaci vengono usati in enorme quantità per “curare” gli anziani. Verso il 1985, il National Disease and Therapeutic Index riportava che gli adulti di 60 anni e oltre, che costituivano l'11% della popolazione, assumevano più di un terzo di tutti i farmaci antipsicotici. Uno studio condotto su 2000 farmacie nel 1986 riportava che il 60,5% delle ricette per residenti nelle case di riposo sopra i 65 anni d'età riguardavano dosi pesanti di psicofarmaci, e l'altro 17,1% le versioni più leggere.

Uno studio dell'Harvard Medical School su 55 case di riposo dell'area di Boston, pubblicato nell'edizione del 26 gennaio 1989 del The New England Journal of Medicine , riportava che al 55% dei degenti veniva prescritta l'assunzione di almeno uno psicofarmaco al giorno. E non per “curare” alcuna condizione, ma solamente per trasformare il paziente in uno zombie incapace di lamentarsi o recare problemi allo staff.

Circa l'uso di psicofarmaci sugli anziani, Jerome Avorn, direttore del programma per l'analisi delle strategie cliniche di Harvard, faceva notare: “I farmaci funzionano. Li tranquillizzano. Come un tubo di piombo sulla testa”. Larry Hodge, amministratore al Life Care Center in Tennessee, descrisse l'impatto sull'anziano di questi farmaci: “Troppo spesso erano così drogati durante i pasti che le loro teste erano sprofondate nel purè”.

Nel 1989, la U.S. Senate Select Committee sull'invecchiamento riportò che più della metà della popolazione sessantenne era stata decimata da reazioni agli psicofarmaci. Secondo l'American Hospital Association, dei 10.800.000 anziani ammessi in ospedale ogni anno, 1.900.000 erano malati prodotti da reazioni ai farmaci, di cui il 4%, circa 76.000 l'anno, morivano. Un tasso annuale di mortalità persino superiore a quello reattivo alla guerra col Vietnam. Una media di oltre 200 anziani americani muore ogni giorno per reazioni ai farmaci.

“Le persone non muoiono di sola vecchiaia,” fa notare Theodore Leiff, professore di gerontologia all'Eastern Virginia University School of Medicine. “La loro morte è causata da qualcosa”. Questo qualcosa si nasconde dietro le porte chiuse delle case di cura, e staff psichiatrici criminali.

E’ notorio, che durante la stagione più calda, chi soffre di depressione, vede aggravarsi la propria sofferenza. E, stranamente ad essere maggiormente colpite da tale devastante malattia, sono le donne. E chi, se non le donne!! Dal momento, che sono loro a portare i maggiori pesi e responsabilità delle problematiche di questa vita.

A loro raccomando di non arrendersi all’assunzione di farmaci, specialmente dopo aver letto quanto sopra. La scienza quando non è al servizio dell’uomo ma delle case farmaceutiche, non solo non aiuta a guarire dai propri mali, ma li rende mortali.

E’ il modo più economico per risolvere la malattia ….. naturalmente, dopo essersi accertati che non avete più neppure un centesimo da spendere per curarvi, mentre vi uccidono.

tratto da USA Today Magazine.

Mistic.it - 31-01 2005

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