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E'
un gran sollievo sapere che nonostante ci sia ancora tanta
diffidenza in materia di (NDE), non sono pochi gli studiosi del
mondo accademico, che si dedicano a tale ricerca, spinti da una
forza interiore e da una seria passione, per trovare
risposte che la scienza ufficiale, non sempre è capace di formulare.
La
Dott.ssa Albano Elisa, è laureata in Psicologia e specializzata
in Diritto Penale e Criminologia. Il suo campo d'interesse è stato da sempre la devianza
con tutte le sue problematiche.
Ha svolto per molti anni attività
di consulenza in qualità di Esperta negli Istituti Penali per
adulti in varie città d'Italia e ancora oggi si occupa di
criminalità minorile. Ma la sua formazione fondamentalmente
meccanicistica, a seguito di un evento luttuoso ha lasciato
gradualmente il posto ad una visione più ampia dell'individuo, che
le ha permesso di interrogarsi in modo nuovo sulla psiche e le sue
manifestazioni. Pur continuando ad occuparsi di devianza svolge
attualmente studi sui fenomeni NDE, sulla reincarnazione, sulle
tecniche regressive e su alcune ipotesi alternative
all'eziopatogenesi classica. Ha già pubblicato numerosi
articoli ed ha in preparazione alcuni testi, frutto delle sue
ricerche.
Ma in questi ultimi anni, sono molti gli
studiosi che si interrogano sul fenomeno dell'esperienza di premorte
o NDE. L’NDE, dalle iniziali dell’espressione inglese Near Death
Experience, esperienza in prossimità della morte, è un particolare
ricordo di una strana esperienza psichica che sembra essere stata
vissuta durante una fase in cui si è corso un grave rischio di
morte.
Non mancano di certo le varie
interpretazioni sull'origine di tale fenomeno. Alcuni studiosi
ritengono che il fenomeno sia provocato dalla mancanza di ossigeno
al cervello. Ma secondo le conoscenze che abbiamo in merito, trovo
che tale ipotesi sia fortemente in contraddizione, dato che la
mancanza di ossigeno al cervello, anche per pochi minuti provoca
danni cerebrali irreversibili. Allora come spiegare il ricordo delle
NDE, dal momento che i soggetti esaminati, sono stati privi di
ossigenazione cerebrale per un tempo di gran lunga superiore al
minuto.
Il dott. George Rodonaia psichiatra
ricercatore all'Università di Mosca, è stato dichiarato morto, e
si è svegliato 3 giorni dopo su un tavolo operatorio durante
l'inizio dell'autopsia. Cioè quando il chirurgo aveva incominciato
a sezionarlo partendo dall'addome. Siamo al solito!! - Mi
chiedo se scientificamente esiste qualcosa di veramente certo!! -
Come possono alcuni studiosi affermare che la NDE sia provocata
dalla mancanza di ossigeno al cervello, se è scientificamente
provato che il cervello se privato dell'ossigeno anche per pochi
minuti subisce danni irreversibili? Diversamente nei casi di NDE il
paziente pur restando senza ossigeno non subisce danni
cerebrali.
La scienza non chiarisce tale fenomeno
..... anzi, finge di non vederlo, perchè non è in grado di dare
una risposta, e perchè si dovrebbe rivedere il protocollo, che
stabilisce quando una persona smette realmente di vivere e, se le
apparecchiature che utilizziamo per stabilire i parametri
dell'avvenuta morte siano adeguate. Oppure non siamo ancora in grado
..... almeno non in tutti i casi di stabilire quando una persona è
realmente morta.
Mi chiedo quante persone abbiamo dichiarato
morte mentre erano ancora in vita!! Alla luce dei fatti è
dimostrato che il cervello può rimanere senza ossigeno anche per
ore senza subire danni cerebrali, e in certi particolari casi ....
anche per giorni. Mentre in altri casi sono sufficienti anche solo
pochi minuti per smettere di funzionare. Tutto questo per quanto mi
riguarda prova una sola cosa!! - Che di preciso sappiamo veramente
poco, e quel poco lo conosciamo nel modo sbagliato.
Analizzando i casi di NDE, emerge senza
ombra di dubbio, che l'anima esce dal corpo, altrimenti non trova
spiegazione che tanti pazienti si sono osservati dall'alto vedendo i
medici che cercavano di rianimarli. Sono troppi i pazienti che hanno
descritto le fasi dell'intervento e di altri avvenimenti, che
potevano essere stati osservati solo dall'alto, o comunque in una
posizione che permettesse una visuale panoramica. Ciò che i
pazienti hanno raccontato, prova che vedevano stando fuori dal loro
corpo. Diversamente non potevano conoscere ciò che i medici stavano
facendo, considerando che erano privi di coscienza e dei
parametri vitali. Questa è una realtà che non si può far finta di
non vedere. Nonostante, viene ignorata con troppa disinvoltura.
12- gennaio 2002 Mistic.it
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