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un rapporto mette in guardia sul pericolo per il mondo di
raggiungere il punto di non ritorno in 10 anni, con conseguenze
catastrofiche quali siccità, crisi dell'agricoltura e scarsità
d'acqua!
Un rapporto internazionale pubblicato il 25 gennaio mette in luce
chiaramente per la prima volta il punto di non ritorno del riscaldamento
globale, e la cattiva notizia è che il mondo ha quasi già raggiunto
questa soglia di pericolo.
Una task force internazionale di politici,
business leaders e ricercatori spiega molto dettagliatamente che il
conto alla rovescia prima di arrivare ad una catastrofe mondiale dovuta
al cambiamento climatico è notevolmente breve. La loro relazione indica
che il punto di non ritorno del riscaldamento globale potrà essere
raggiunto in soli 10 anni, o persino meno.
Il rapporto, dal titolo Meeting The Climate Challenge ("Affrontare
la sfida del clima", NdT), è rivolto a policymakers di tutti i
paesi, a cominciare dai leaders nazionali, ed è stato calcolato in modo
da coincidere con le promesse del primo ministro britannico Tony Blair,
il quale, in qualità di presidente di turno del G8 e dell'Unione
Europea, dovrà impegnarsi ad avviare, nel corso del 2005, azioni
efficaci per far fronte al problema del cambiamento climatico.
È la prima volta che in un documento di così alto livello vengono
analizzate importanti scoperte sul pericolo di questo punto di non
ritorno del riscaldamento globale, ossia l'aumento della temperatura
oltre la quale i danni per il mondo sarebbero irreparabilmente
disastrosi. Questi potrebbero comprendere: danni di vaste proporzioni
all'agricoltura, scarsità d'acqua e gravi siccità, aumento di
malattie, innalzamento del livello del mare e scomparsa delle foreste,
con l'ulteriore possibilità di bruschi eventi catastrofici, come per
esempio, riscaldamento globale "incontrollato", scioglimento
della calotta glaciale della Groenlandia, o blocco della corrente del
Golfo.
Il rapporto afferma che questo punto di non ritorno si trova a 2°C
sopra la temperatura media prevalente nel 1750, prima della Rivoluzione
Industriale, quando, cioè, le attività umane per prime cominciarono ad
avere effetti sul clima, in particolar modo la produzione di gas a
effetto serra, come il biossido di carbonio (CO2), il quale trattiene il
calore del sole nell'atmosfera. Tuttavia, lo studio mette in evidenza
che da allora la temperatura globale media è già aumentata di 0.8
gradi, con aumenti maggiori in corso: quindi, il pianeta ha poco più
che un singolo grado di temperatura prima di raggiungere il punto
cruciale.
La relazione, inoltre, stima che la concentrazione di biossido di
carbonio nell'atmosfera, oltrepassata la quale l'aumento di 2°C
diventerebbe inevitabile, è di 400 ppm (parti per milione) di volume.
Il livello attuale di CO2 nell'atmosfera è di 379 ppm, ma tale valore
aumenta al ritmo di più di 2 ppm all'anno, quindi, è probabile che la
soglia di 400 ppm venga oltrepassata in soli 10 anni, o persino meno
(sebbene l'aumento di 2°C della temperatura possa richiedere più
tempo).
"Per l'ecologia si tratta di una bomba ad orologeria che sta per
scoppiare", ha detto Stephen Byers, l'ex ministro dei trasporti
britannico, il quale è stato co-direttore della task force che ha
elaborato il rapporto assieme al senatore repubblicano degli Stati Uniti
Olympia Snowe. Lo studio è stato condotto dall'Institute for Public
Policy Research britannico, dal Centre for American Progress americano e
dal The Australian Institute. Consulente scientifico del gruppo di
lavoro è il Dr. Rajendra K. Pachauri, presidente dell'IPCC (Intergovernmental
Panel on Climate Change) delle Nazioni Unite.
Il
rapporto invita tutti i paesi facenti parte del G8 affinché
acconsentano a generare un quarto della loro elettricità da fonti
rinnovabili entro il 2025 e a raddoppiare gli investimenti per la
ricerca su tecnologie a bassa emissione di CO2 entro il 2010. Incoraggia
anche il G8 a formare un gruppo che si occupi di problemi climatici con
a capo nazioni leader in via di sviluppo, come per esempio, l'India e la
Cina, paesi con alte e crescenti percentuali di emissioni di CO2
nell'aria. "Quello che si è voluto sottolineare è che si potrà
raggiungere un clima stabile solo grazie a ciò in cui investiamo oggi e
nei prossimi 20 anni, non con ciò che facciamo a metà del secolo o
dopo", ha affermato Tom Burke, un ex consigliere del governo che si
occupa di questioni ambientali, ora consulente ambientale in ambito
aziendale.
Il rapporto mostra chiaramente le potenziali conseguenze catastrofiche
del superamento della soglia. Riporta: "Se si oltrepassa il livello
di 2°C, i rischi per le società umane e gli ecosistemi aumentano
significativamente". "È probabile, per esempio, che
incrementi anche maggiori della temperatura media comportino
considerevoli perdite per l'agricoltura, un numero di gran lunga
maggiore di popolazioni a rischio di mancanza d'acqua e impatti negativi
sulla salute di vaste proporzioni.
Aumenti della temperatura media potrebbero anche compromettere una
proporzione molto elevata delle barriere coralline nel mondo e causare
danni irreversibili ad importanti ecosistemi terrestri, inclusa la
foresta pluviale amazzonica".
Il rapporto continua: "Oltrepassare il livello di 2°C significa
aumentare anche i rischi di un cambiamento climatico brusco, accelerato
o incontrollato. Si potrebbero raggiungere punti critici climatici,
portando, per esempio, alla perdita dell'Antartico e delle calotte
glaciali della Groenlandia (con conseguente innalzamento del livello del
mare di più di 10 metri nel giro di qualche secolo), il blocco della
circolazione termica degli oceani (assieme alla corrente del Golfo) e la
trasformazione delle foreste del pianeta e dei terreni da depositi di
carbonio a vere e proprie fonti di carbonio."
Autore: Michael McCarthy, Environment Editor - 24 gennaio 2005
Traduzione per disinformazione a cura di Arianna Ghetti
14-
Febbraio 2002 Mistic.it
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