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Una
macchina in grado di osservare gli eventi del passato che
appaiono in forma olografica in un piccolo spazio cubico.
Questa la scoperta attribuita al monaco benedettino Padre
Pellegrino Ernetti insieme a 12 scienziati, fra cui Enrico
Fermi e Padre Agostino Gemelli fondatore dell'Università
cattolica di Milano, nei primi anni '50 del secolo scorso. Una
notizia che era entrata nell'oblio se non fosse per un libro
di Peter Krassa nel marzo del 2000 e di Padre Francois Brune
nel febbraio di quest'anno che accendono i riflettori su una
vicenda ancora avvolta nel mistero e che coinvolgerebbe anche
il Vaticano.
Una recensione "sui generis" del libro in francese
"Il nuovo mistero del vaticano" di Padre Francois
Brune , un teologo molto conosciuto in Francia, edito dalla
Albin Michel di Parigi che ce lo ha inviato alla fine di
agosto.
Anno 2002, verso la fine del mese di Luglio. Ricevo una
telefonata da un amico del Veneto. Conoscendo i miei interessi
di ricercatore, l’amico mi comunica che rimbalzano sui
giornali veneti notizie di un libro su Padre Pellegrino
Ernetti, scritto da Padre Francois Brune, edito dalla Albin
Michel di Parigi dal titolo stimolante: "Le Nouveau
mystere du Vatican".
Già, Padre Ernetti.
Intorno al 1997, con altri ricercatori,
stavo raccogliendo informazioni su persone dotate della
capacità di visione a distanza e della visione temporale.
Naturalmente eravamo interessati anche alle apparecchiature
che avrebbero potuto rendere possibile osservare e registrare
eventi di luoghi lontani nel tempo e nello spazio.
In questo contesto, mi ero anche documentato sulle ricerche
molto particolari di Giuseppe Calligaris (13). Il Prof.
Calligaris aveva scoperto che, sollecitando alcuni precisi
punti del corpo umano, si potevano rivivere non solo eventi
del passato personale, ma anche eventi storici non
direttamente riconducibili alle esperienze personali.
Fra i ricercatori, in questo campo di frontiera, ero venuto a
conoscenza delle ricerche di Padre Pellegrino Ernetti. Il
monaco benedettino, nei decenni trascorsi, era stato
trascinato al pesante onore della cronaca perché ritenuto
ideatore e costruttore, con altri scienziati, di un
apparecchio che sarebbe stato in grado di osservare e
registrare eventi del passato. Feci ricerche su di lui per
poterlo incontrare.
Seppi che, essendo monaco Benedettino, viveva presso il
monastero benedettino dell'isola di San Giorgio maggiore a
Venezia, dove era morto nell'aprile del 1994.
Nominato dal Ministero della Pubblica Istruzione, era stato
anche insegnante di Prepolifonia, unica cattedra in Italia
istituita nel 1955, presso il conservatorio Benedetto Marcello
di Venezia.
Coinvolgendo due amici trovai il modo di recarmi con loro a
Venezia con l’obiettivo di parlare con qualche suo
confratello nel monastero. Era, infatti, mia intenzione sapere
se esistessero, sulla questione della macchina del tempo poi
chiamata cronovisore, documenti o appunti di cui si fosse
potuto prendere visione.
Ci accompagnò al Monastero una giornalista del Gazzettino di
Venezia che conosceva bene Padre Ernetti e ne aveva una grande
stima; ma non sapeva nulla sulle ricerche scientifiche del
Padre benedettino riguardanti la macchina del tempo.
Giunti al Monastero, fummo accolti, con molta disponibilità,
da un confratello di Padre Ernetti. Il Padre benedettino ci
condusse in quello che ci presentò come lo studio dello
stesso Padre Ernetti, dove conversammo a lungo.
Lo studio di padre Ernetti si trovava vicino alla porta
d'entrata del Convento, ritengo, a causa della sua attività
pubblica prima e di esorcista poi.
Il Padre benedettino mise delicatamente in dubbio che questo
gran chiasso, intorno a Padre Ernetti potesse, alla fine,
avere un fondo di verità.
Com'era nel programma, chiedemmo di avere maggiori
informazioni sull'argomento e di prendere visione di documenti
scientifici lasciati da Padre Ernetti sulla sua macchina del
tempo, ormai mondialmente famosa. Il Padre rispose che non
poteva esserci d'aiuto perché presso il monastero non
esistevano incartamenti sulle "ipotetiche" ricerche
di Padre Ernetti.
D'altra parte, capimmo che non eravamo i
soli ad aver varcato la soglia del Convento attratti da queste
notizie.
Esposi quanto avevo letto su un'intervista rilasciata da Padre
Ernetti alla Domenica del Corriere, pubblicata il 2 maggio
1972, di cui mi ero procurato una copia.
Il Padre negò che quanto apparso su quell'articolo potesse
avere un qualunque concreto riscontro scientifico. E così,
consapevoli del “giro” a vuoto, ci accomiatammo.
Ma cosa diceva quest'articolo pubblicato nel 1972 per
scatenare l'interesse generale, oltre che il nostro, a quasi
trent’anni di distanza.
Diceva, attraverso un non nominato signor X, che la macchina
inventata da padre Ernetti, insieme ad un gruppo di 12 fisici,
sarebbe stata in grado di fotografare il volto di Cristo
mentre era ancora vivo sulla croce. Non solo ma, creando il
massimo di rimbombo giornalistico, presentava un'immagine di
Cristo, in molti punti combaciante, si dichiarava, con la
Sacra Sindone. Un'immagine che il Signor X, e non Padre
Ernetti, dichiarava proveniente da questa macchina del tempo
che dunque esisteva e funzionava.
Ma com'era fatta questa macchina, come funzionava e con quali
principi?
Dalla lettura dell'intervista della Domenica del Corriere n.
18 del 2 maggio 1972, che chi vuole può leggersi
integralmente fra i documenti presenti in appendice (1),
estraggo le seguenti risposte direttamente provenienti da
Padre Ernetti:
- la macchina è formata da una serie di antenne per
permettere la
sintonizzazione delle singole voci ed immagini.
- la procedura di funzionamento della macchina è la stessa
utilizzata dagli astronomi che, calcolando gli anni-luce,
riescono a ricostruire l'aspetto di una stella spentasi da
migliaia di anni.
- il sistema di funzionamento si basa sul principio di fisica,
comunemente accettato, secondo il quale le onde sonore e
visive, una volta emesse, non si distruggono, ma si
trasformano e restano eterne ed onnipresenti intorno alla
terra; quindi possono essere ricostruite, come ogni energia,
in quanto esse sono energia.
- il suono e la luce sono energie,
- la luce può trasformarsi in suono e viceversa.
- Il suono, una volta emesso, inizia un processo di
disgregazione in altri tipi di onde sonore che l'orecchio
umano non è in grado di udire.
- Dal suono disgregato si può tornare al suono originario,
così come dalla materia disgregata si può ricostruire la sua
forma originaria, secondo i principi della teoria atomica.
Tutto parte dallo studio dei suoni attraverso l'analisi dell'oscillografia
elettronica.
Ogni essere umano lascia dietro di sé una doppia scia, una
sonora e una visiva, esse sono uniche, come sono uniche le
impronte digitali.
Nell'intervista si parla anche della registrazione originale,
con la macchina del tempo, di un'antica opera teatrale
attribuita a Quinto Ennio dal titolo "il Thyeste"
che fu rappresentata nel 169 a.c. presso il tempio di Apollo,
che si trovava fra il Foro e il Circo Flaminio. In questo modo
l'intera opera venne ricostruita. Tutte queste dichiarazioni
sono attribuite, dal Giornalista Vincenzo Maddaloni, sempre al
Signor X e non a Padre Ernetti che, sia pure sollecitato, non
risponde.
Inoltre, Padre Ernetti, nell'intervista, considera la sua
invenzione pericolosa perché potrebbe mettere in pericolo la
libertà di parola, di azione e di pensiero. Infatti, dichiara
che, con la sua macchina, si può captare anche il pensiero,
essendo il pensiero stesso un'emissione di energia. Sarebbe
quindi possibile, e questo viene considerato pericolosissimo,
conoscere sia il pensiero del vicino di casa che il pensiero
di un avversario.
Padre Ernetti, però, precisa che i suoi studi non hanno nulla
a che vedere con la parapsicologia o con la metapsichica e,
tanto meno, possono essere equiparati con gli studi che
cercano di dare una spiegazione a tutto ciò che è voce,
suoni o figure provenienti dall’aldilà.
Nel primo capitolo del libro di Padre Brune intitolato “Papà
aiutami” Padre Ernetti racconta delle prime esperienze
registrate nel laboratorio fisica sperimentale di Padre
Gemelli, presso l’Università Cattolica di Milano,
riguardanti le voci provenienti dal cosiddetto aldilà, ma
anche della costruzione del cronovisore.
Padre Gemelli aveva l’abitudine di fronte a qualche
difficoltà di dire “Ah! Papà aiutami”. Un giorno, era il
17 settembre 1952, dopo l’ennesima esclamazione di Padre
gemelli, sul magnetofono si registrò la voce del papà di
Padre Gemelli che diceva: “Ma certo che ti aiuto, io sono
sempre con te”.
Il primo istinto di Padre Gemelli fu di spegnere
l’apparecchio ma Padre Ernetti lo convinse a riaccenderlo
per verificare quanto avevano ascoltato. Riudirono la voce che
Padre Gemelli riconosceva come quella di suo padre che
aggiungeva: “Ma si, zuccone, non vedi che sono proprio
io?”.
Il termine “Zuccone” era proprio il termine usato dal
padre di Gemelli mentre era in vita nel rivolgersi in alcune
occasioni al figlio ancora bambino.
Da questo episodio Padre Gemelli, che era anche specialista in
fisica quantica, iniziò, con Padre Ernetti, una serie di
ricerche nel campo della fisica applicata per andare a fondo
delle possibilità che si aprivano.
Occorre anche tenere presente che Padre Gemelli era, in quegli
anni, presidente dell’accademia scientifica pontificia.
Incarico che Padre Gemelli utilizzò per ottenere, insieme a
Padre Ernetti, un'udienza riservata con Pio XII il quale
spinse i due a studiare accuratamente la questione.
Padre Ernetti, utilizzando la sua cattedra presso il
conservatorio Benedetto Marcello di Venezia, inizia a lavorare
sul progetto del visore temporale, avvalendosi della
collaborazione di una dozzina di scienziati fra cui Fermi e
Werner Von Braun.
Il visore viene, alla fine, messo a punto e appaiono le
immagini ed i suoni dell’evento del passato al centro di un
piccolo spazio; appaiono in bianco e nero e come ologrammi,
tridimensionali.
Tutte le esperienze vengono filmate.
Attraverso un regolatore di onde, per tentativi, si cercava di
prendere contatto con le onde specifiche del personaggio su
cui si voleva sviluppare la ricerca.
Mussolini, Napoleone, Cicerone. I mercati di Traiano a Roma,
(Probabilmente questa macchina, se esistente, veniva portata
sul posto dove doveva richiamare l’evento del passato, nota
mia)
Naturalmente, essendo prete, Padre Pellegrino vuole rivedere
la passione, morte e resurrezione di Gesù Cristo.
Tutto viene filmato. Siamo negli anni '50. Ma torniamo al 1972.
Dopo qualche tempo, sulla fotografia del Cristo, pubblicata
dalla Domenica del Corriere, nasce una feroce polemica.
La polemica è innescata nel n. 17 del Giornale dei Misteri.
In questo numero, nella rubrica di corrispondenza curata da
Sergio Conti, viene pubblicata una lettera di un lettore del
GdM che accusa Padre Ernetti di mistificazione.
In questa lettera, che trovate in appendice (2), un lettore di
Roma scrive una lettera aperta a Padre Ernetti. Questo lettore
afferma che il volto di Cristo apparso sulla Domenica del
Corriere, e ripreso dal Giornale dei Misteri nr. 16, è lo
stesso volto del Crocifisso ligneo, opera dell'artista Cullot
Valera, venerato nel Santuario dell'Amore Misericordioso di
Collevalenza (Todi).
Alla lettera è allegata una copia del santino in cui appare
il volto del crocefisso ligneo.
A fianco del santino è pubblicata, dal GdM, una copia
invertita e schiarita dell’immagine del Cristo apparsa sulla
Domenica del Corriere (1).
Sergio Conti, nel suo commento, afferma, per certo, che la
foto pubblicata dalla Domenica del Corriere sia stata
consegnata dallo stesso Padre Ernetti al giornalista curatore
dell’articolo. Mentre noi sappiamo, dai documenti che
abbiamo, che non è vero.
O Sergio Conti si è inventata la circostanza, oppure ha
ricevuto questa informazione, non vera, direttamente o
indirettamente da Vincenzo Maddaloni.
Padre Ernetti non interviene nella polemica. I suoi estimatori
fanno capire che è stato ridotto al silenzio dai suoi
superiori, su pressione dalle autorità ecclesiastiche
vaticane.
Sulla rivista Arcani n. 25 del giugno 1974 appare un articolo
di Teresa Pavese. E’ un articolo-intervista dal titolo
“Cronovisore – la materia racconta” nel quale viene
presentata la ricerca di Don Luigi Borello nel campo della
fisica neutrinica. (3)
L’articolo si propone di rendere note le ricerche di Don
Luigi Borello. Ricerche, anche quelle di Don Borello, tendenti
a recuperare e rendere visibili e udibili gli eventi del
passato. Nello stesso articolo viene comunicato che lo stesso
Don Borello sta preparando un libro sui risultati delle sue
ricerche.
Sempre nel 1974, sul n. 24 della rivista Arcani, Don Luigi
Borello, che vi tiene una rubrica nella sua qualità di
sacerdote, sollecitato da un lettore, ci tiene a rimarcare la
differenza tra la sua ricerca e quella di Padre Ernetti (4).
Padre Ernetti ritiene di poter pescare gli eventi intorno alla
terra, Don Borello ritiene invece che gli eventi si fissino
sulla materia.
Don Borello, in un'altra risposta, pubblicata nel numero con
il quale cessa di tenere la rubrica per la rivista Arcani (5),
sintetizza gli elementi teorici della sua ricerca nel campo
della "cronovisione". Egli dichiara di basare le sue
teorie su quelle di Renato Palmieri sulla fisica del campo
antigravitazionale. Le teorie di Palmieri tendono ad
inquadrare tutti i fenomeni dell'universo fisico in una
precisa "geometria di campo". Cosa possibile solo se
esiste un "plenum continuum"
alternativo alla teoria dello spazio vuoto; che è, invece,
una teoria che accomuna molti dei moderni cosmologi.
Personalmente non trovo contraddizione fra l’ipotesi Ernetti
e l’ipotesi Borello: l’energia risultante degli eventi
spazio-temporali del passato può trovarsi accumulata nella
materia, attorno alla quale si sono svolti gli eventi stessi,
oppure, la stessa energia risultante può avvolgersi attorno
alla terra in movimento.
Ma questa è altra cosa dalla possibilità di ogni singolo
essere vivente di collegarsi con gli eventi che si svolgono
nel presente, nel passato, nel futuro.
Passano diversi anni. Sulla cronovisione, nonostante le
speranze accese con l'articolo del 1972 sulla Domenica del
Corriere, non ci sono più notizie.
Otto anni dopo, sul Giornale dei Misteri n. 114 del 1980 (6),
lo stesso giornalista Sergio Conti che cura la rubrica di
corrispondenza dal titolo "I lettori ci scrivono",
entra in dura polemica con un difensore di Padre Ernetti: il
signor Annunziato Gandi. Il titolo dell’articolo è:
“Padre Ernetti e la cronovisione”.
Il Signor Gandi è Presidente della Fondazione Giorgio Gandi
Museo del Grammophon del Disco e delle voci celebri, ex
Oratorio Della Fava che si trova a Venezia (dal 1991 il museo
è stato chiuso), Il Gandi scrive una lettera dal titolo
"Perché il Padre Pellegrino Ernetti non ha partecipato
al Congresso di Fermo (ottobre 1979).
In questa lettera, il Signor Annunziato Gandi cerca di
spiegare la mancata presenza di Padre Ernetti, suo amico
carissimo, al Congresso di Fermo. Il Gandi afferma che
l’organizzazione del congresso di Fermo era più opera sua
che del Conte Mancini. Il Gandi afferma che fu appunto lui a
convincere Padre Ernetti a partecipare al congresso di Fermo.
In questa lettera, si aggiunge che Padre Ernetti è il
depositario delle idee segrete di Marconi, di Severi e di
padre Gemelli, di cui fu allievo e collaboratore. Fu con Padre
Gemelli che si verificò, il 17 settembre 1952, la
registrazione di voci dall'aldilà (la voce del papà defunto
di Padre Gemelli, nota mia). Nella sua lettera aggiunge la
seguente nota:
P.S. - P. Pellegrino non fa alcun mistero dei suoi segreti: ne
ha dato pubblicamente delle prove, ultima è stata la
conferenza del 17 febbraio u.s. nell’aula magna
dell’Università di S. Tommaso a Roma ove parlò sul tema «Nessuno
muore» presenti fisici e scienziati (cito anche un amico di
Mancini, il Prof. Marasca), nella quale egli svelò
chiaramente il principio di fisica sia per le Voci
dell’aldilà sia per la «cronovisione».
(Del Prof. Giuseppe Marasca insegnante di letteratura presso
il collegio Amedeo d’Aosta di Jesi, parla anche Padre Brune
nel capitolo “Quinto Ennio ritorna sulla scena”).
Sergio Conti, nella sua risposta, mette in discussione che
siano state presentate delle prove sulla possibilità di
registrare immagini dal passato, (il ritorno nei mass media
sarebbe stato immediato). Come può Padre Ernetti – chiede
Conti - per partecipare ad un congresso di Parapsicologia,
pretendere che non vi fossero parapsicologi, ("Dica un
po', signor Gandi, cosa penserebbe se ad un congresso di
biologia si escludesse la partecipazione dei biologi?")
Il Conti fa anche riferimento alla foto del Cristo apparsa
sulla Domenica del Corriere, ecco testualmente cosa scrisse:
“Io personalmente non conosco Padre Ernetti, perciò non
posso permettermi alcun giudizio sulla sua persona, ma sui
fatti posso esprimere un’opinione. Fino a questo momento su
questa sua «macchina che fotografa il passato» abbiamo
soltanto una gran quantità di "si dice", ma prove
concrete nessuna. L’unico fatto ufficialmente divulgato
dalla stampa e da lui avallato come prova concreta, risultò
essere un colossale falso. Mi riferisco all’immagine del
volto di Cristo che Padre Ernetti consegnò ai giornalisti
dichiarando di averla ottenuta con la sua
"macchina". Tale foto all’esame non risultò
essere altro che la riproduzione, rovesciata, di un’immagine
sacra che viene venduta a cento lire nel Santuario
dell’Amore Misericordioso di Collevalenza, vicino a Todi (Perugia),
riproducente una scultura lignea di Cullot Valera, che si
trova appunto in quel Santuario (ne demmo precisa e
documentata relazione sul n. 17 del G.d.M., invitando il Padre
a chiarirci la cosa. Non avemmo alcun cenno da parte
dell’interessato).”
Sergio Conti dichiara che lo stesso Padre Ernetti avrebbe
consegnato ai giornalisti l’immagine del Cristo,
proponendola come proveniente dal cronovisore. Questa
circostanza, ad onor del vero, non corrisponde a verità.
E la presenza alla conferenza del Professor Giuseppe Marasca?:
"... pur essendo un vivo sostenitore di Padre Pellegrino
Ernetti, mi ha dichiarato più volte che anche lui non ha mai
veduto il misterioso apparecchio cronovisivo."
Conti incalza ancora il Gandi, rilevando che oltre i "si
dice" non siano mai state prodotte prove concrete
sull'esistenza del cronovisore:
"Lei lo ha visto, signor Gandi? Lo ha visto
funzionare?".
Di questa polemica fa menzione anche Padre Brune nel suo
libro, nei capitoli: “colpo di teatro” e “chi è
veramente Padre Ernetti”.
Quanto al prof. Giuseppe Marasca Padre Brune rivela, sempre
nel capitolo “Quinto Ennio ritorna sulla scena”, che fu
lui stesso a chiedere a Padre Ernetti e al suo gruppo di
lavoro di ritrovare il testo del Thyestes. Padre Ernetti gli
fece avere il testo e la musica.
Passano ancora nove anni. Nel 1989, Don Luigi Borello pubblica
il suo libro, da anni annunciato, dal titolo "Le pietre
raccontano". Nell'introduzione (7) Teresa Pavesi attacca
duramente Padre Ernetti chiamandolo "sedicente
inventore". Lo stesso Don Borello a pag. 83 del libro
definisce la notizia della costruzione della macchina del
tempo "un'idea peregrina". (8)
Naturalmente la risposta di Padre Ernetti non si fa attendere.
Infatti, in una lettera scritta nel novembre 1990, quattro
anni prima della sua morte, il religioso ribadisce le sue
lontane affermazioni con termini inequivocabili.
"La macchina del tempo è una verità sacrosanta",
scrive. a Don Borello, il quale parla della lettera, ricevuta
da Padre Ernetti, in un'intervista rilasciata al settimanale
“Chi” (9). In quella lettera, Padre Ernetti entra nel
merito della questione dell'immagine del Cristo, per il quale
era stato accusato di mistificazione, scrivendo: "Il
nostro Cristo fu captato nel 1953, mentre quello di
Collevalenza venne realizzato circa sei anni dopo; e quando
madre Speranza lo vide nella nostra foto, fece salti di gioia,
perché corrispondeva a quello della sua visione: questi sono
fatti storici".
Anche di questo episodio parla Padre Brune nel Capitolo: “Un
confratello non proprio fratello”. Ma sulla questione
dell’immagine del Cristo, che tanta denigrazione aveva
attirato verso Padre Ernetti, Padre Brune ha qualcosa da dire
nel suo libro, precisamente nel capitolo “Padre Ernetti si
spiega”. In questo capitolo Padre Francois ricorda come un
giorno, essendo di passaggio a Venezia, andò a trovare Padre
Pellegrino e, senza mezzi termini, a costo di sembrare duro e
scortese, gli chiese cosa avesse da dire su questa dura
campagna di stampa che gli attribuiva la diffusione di una
falsa immagine del Cristo. Ecco di seguito la risposta di
Padre Pellegrino:
“Padre Ernetti spiega a Padre Brune che il crocefisso in
questione è l'opera di uno scultore spagnolo e che era stato
realizzato secondo le indicazioni di una religiosa anche lei
Spagnola. Questa religiosa, Madre Speranza, aveva delle
esperienze mistiche. Era una stigmatizzata e, come la maggior
parte delle stigmatizzate, non solo riviveva i principali
episodi della passione di Cristo, ma aveva, nello stesso
tempo, delle visioni. Esisteva, come sempre, lo stesso
problema e cioè che queste visioni di differenti mistici non
coincidevano mai completamente fra loro. Questa mistica venne
ad abitare in Italia, a Collevalenza, e Padre Ernetti l'aveva
conosciuta molto bene e l’aveva seguita fino alla sua morte.
E', evidentemente, l'immagine del crocifisso realizzato dopo
le sue visioni che La Domenica del Corriere e altre riviste
avevano pubblicato, ma quell’immagine non proveniva dal
cronovisore."
"Del resto, con il cronovisore - mi spiega Padre Ernetti
- abbiamo anche il movimento, che abbiamo filmato. Quello che
è vero, piuttosto, è che la rassomiglianza fra l’immagine
che noi abbiamo visto e la scultura di Cullot Valera è
stupefacente.
Ma allora perché questo silenzio? Perché non avete risposto
su questo argomento a tutti coloro che vi chiedevano
spiegazioni?
Il fatto è che non sono libero. Ho già parlato troppo. Ho
avuto l'impedimento assoluto da parte dei miei superiori di
dare nuove spiegazioni, di rispondere alle accuse, di
riaffermare la realtà del cronovisore e dei risultati
raggiunti. Non posso neppure dire che sono i miei superiori
che mi impediscono di parlare; perché, allora, la pressione
dei giornalisti o dei servizi segreti stranieri si sarebbe
esercitata su di loro. Io li avrei messi in pericolo. In un
certo senso, le accuse mosse contro di me le ritenevano utili.
Poiché non potevo rispondere, il discredito scoraggiava poco
a poco tutti i curiosi. Ed era precisamente quello che
volevano, dopo la decisione di smontare l'apparecchio e di
mantenere il segreto.”
Questa risposta, che ci giunge postuma, dovrebbe convincerci a
buttare nella spazzatura tutte le accuse di mistificazione
lanciate su Padre Ernetti e permetterci, quindi, di valutare
con altra attenzione la questione dell’esistenza o meno
della macchina audiovisiva temporale.
Ma torniamo a Don Borello il quale, nell’intervista sopra
menzionata (9), dichiara di essersi incontrato con Padre
Ernetti e di aver da lui ricevuto l'informazione che la
macchina era stata smontata e portata in una sala del Viminale
(il Ministero degli Interni italiano).
(Non, quindi, come affermato allo stesso Padre Brune e ad
altri, in Vaticano).
Va da sé, che rimane non credibile che una macchina simile
sia stata consegnata al vaticano dal Ministero degli Interni
italiano; ma rimane altrettanto incredibile che il Vaticano
l'abbia consegnata al Viminale.
Nel marzo del 2000, esce negli Stati Uniti un libro su Padre
Ernetti scritto da Peter Krassa, dal titolo "Il
cronovisore di Padre Ernetti - la costruzione e la scomparsa
della prima macchina del tempo del mondo".
In questo libro è contenuta una testimonianza del Prof.
Giuseppe Marasca. Infatti egli dichiara di aver ricevuto da
Padre Ernetti il testo del Thyeste. Quel testo la cui
autenticità, nel libro di Krassa “Il Cronovisore di Padre
Ernetti”, è messa in discussione dalla Professoressa
Katherine Owen Eldred diplomata in letteratura classica
all’Università di Princeton.
Padre Brune era stato, in precedenza, contattato da John
Chambers direttore delle edizioni “New Paradigm Books” che
stava preparando una edizione americana del libro, in tedesco,
di Peter Krassa. A Padre Brune veniva richiesto di mettere a
disposizione tutta la documentazione di cui poteva disporre.
Nell’occasione, gli veniva inviata una copia dell’edizione
americana in preparazione che risultava molto rimaneggiata
rispetto all’edizione tedesca.
Padre Brune si rende conto che l’edizione americana ha un
allegato esplosivo.
Un italiano che, venuto a conoscenza della nuova edizione in
inglese, aveva inviato una lettera nella quale si dichiarava
come una sorta di “figlio spirituale” di Padre Ernetti.
L’italiano voleva assolutamente
rimanere anonimo e chiedeva formali garanzie a questo scopo,
prima di permettere la pubblicazione della sua lettera.
Naturalmente il direttore della “New Paradigm Books”
conduce una sua piccola inchiesta, al termine della quale,
ritiene di avere buone ragioni per considerare il documento
pervenuto autentico.
Il documento viene accompagnato da una perfetta traduzione in
inglese, che è appunto quella utilizzata nell’edizione
americana del libro di Krassa.
La lettera, pubblicata nel libro di Padre Brune, nel capitolo
“Il bugiardo crolla alla fine”, contiene, o vorrebbe
contenere, una vera bomba; la confessione di Padre Ernetti che
racconta la verità circa il cronovisore, il volto di Cristo,
il Thyeste. (un’opera teatrale attribuita a Quinto Ennio di
cui Padre Ernetti avrebbe recuperato con il suo cronovisore la
rappresentazione tenuta a Roma nel 169 a.c.) (10).
Ecco sinteticamente il contenuto della lettera:
Padre Ernetti avrebbe confessato al figlio di un suo caro
amico, che fin da bambino lo chiamava Zio Pellegrino, che:
- la ricostruzione del Thyeste era stata immaginata da lui e
non proveniva
dalla macchina del tempo
- l'immagine di Cristo proveniente dalla macchina del tempo
era una bugia
- la macchina l'aveva costruita da solo, Fermi non c'entrava
nulla, anzi ogni
volta che lo incontrava lo prendeva in giro.
Insomma, gli eventi registrati dalla macchina sarebbero tutta
una montatura.
Ma la macchina non era una fantasia, l'aveva veramente
costruita, ma da solo.
Ecco cosa dice al giovane sul cronovisore:
"Lascia che ti dica a cosa assomiglia il mio cronovisore.
E' una sfera, come un apparecchio da immersione o un
sottomarino individuale, con aperture all'altezza degli occhi
in tutte le direzioni. E' sospesa a un cavo con un sistema che
gli da la completa libertà di movimento. E' fatta di
materiale molto leggero, una lega di alluminio. E' mossa dal
solo potere del pensiero"
Qui c'è qualcosa che non va.
Riporto di seguito:
- l'intervista con Vincenzo Maddaloni, che non ha brillato per
deontologia informativa, nel 1972, (1)
- la lettera scritta a Don Borello nel 1990 (9) , richiamata
da Padre Brune nell’intervista rilasciata alla rivista
"Chi" del luglio 2002 (12):
nell'intervista con Maddaloni del 1972 ecco cosa diceva della
macchina:
Maddaloni: Captare, ma come ?
Padre Ernetti: Con l'uso di apparecchiature adatte.
La nostra èquipe è stata la prima nel mondo a costruirle.
L'attrezzatura è formata da una serie di antenne per
permettere la sintonizzazione delle singole voci ed immagini.
Si sa che ciascun essere umano da quando nasce a quando muore
lascia dietro di sé come una doppia scia una sonora e una
visiva, una specie di carta di identità diversa per ogni
persona.
E' in base a questa carta d'identità che si può ricostruire
la singola persona in tutti i suoi fatti e i suoi detti, per
questo motivo si è in grado oggi di risentire e di rivedere i
personaggi più grandi della storia.
Allora questa macchina è una sfera attaccata ad un filo o è
un insieme di apparecchiature collegate ad una selva di
antenne?
E ancora, quando Padre Ernetti scrive a Don Borello (9)
"L'esistenza dell'apparecchio (la macchina del tempo) è
una sacrosanta verità",
che si abbia captato (con quella macchina) tante cose del
passato è pure una verità;
che tra queste cose captate ci sia anche l'immagine di Gesù e
il Thyeste di Ennio è una verità,
e che le supreme autorità ne abbiano proibito l'uso è anche
una verità"
Queste dichiarazioni, scritte a Don Borello, vengono ricordate
e rafforzate anche nell'intervista rilasciata a
"Chi" da Padre Brune (12) e naturalmente sono
riportate nel suo libro.
La contraddizione tra la confessione di falso e queste
dichiarazioni è più che palese.
In mezzo a questa nebbia artificiosa, dov'è la verità.
Se è vera la “confessione” allora anche la macchina è
esistita, non ha importanza che forma avesse.
Su questa equivalenza si basa la considerazione di Padre Brune
che questa lettera, pur avendo intento denigratorio, ammette
che la macchina è esistita.
Il fatto è che la macchina, se mai è stata costruita, è
stata ben occultata.
E senza prove vacillano anche gli angeli.
In sintesi.
Questa lettera, che dall'Italia ha varcato l'oceano, non
sappiamo se è stata scritta e spedita per amore della verità.
Sarebbe opportuno che chi si nasconde nell'anonimato si
facesse conoscere, prima che qualcuno lo rintracci. Può
darsi, infatti, che, fra queste righe, fra i documenti
allegati, ci sia il filo che potrebbe condurre all'estensore
di quelle parole che calpestano l'onore di un sacerdote molto
amato e rispettato, oltre che deriso e contrastato.
Quella lettera (10), che esce dall'ombra, invece di chiarire,
rende tutto confuso. Che amico, che “figlio spirituale”
sarebbe colui che rende pubblica una confessione, se mai vi
sia stata, resa da una persona, incontestabilmente, non nel
pieno possesso delle proprie facoltà mentali.
Credo che non dovrebbero rallegrarsi di questa
"confessione" i suoi detrattori, quand’anche
abitanti su un colle, né dovrebbero rammaricarsene i suoi
estimatori.
Circa un anno dopo questo colpo di scena, nel febbraio del
2001, nella sua Varazze, muore Don Borello. Nella Gazzetta
d'Alba del 7 marzo 2001 (11) Don Eugenio Fornasari, ricordando
la sua attività di sacerdote e di scienziato, ne traccia un
profilo lusinghiero.
(Padre Brune che cerca di prendere contatto con Don Borello
nella seconda metà del 2001 non sa ancora della sua morte.)
Nell'articolo della "Gazzetta" (11) si accenna anche
al monaco Benedettino Padre Pellegrino Ernetti e delle sue
ricerche simili a quelle di Don Borello.
E' degno di nota il fatto che, in Italia, la macchina del
tempo, ovvero la possibilità di registrare gli eventi del
passato, sia legata, per quanto riguarda la stampa non
scientifica, a due figure di sacerdoti: Don Luigi Borello e
Padre Pellegrino Ernetti appunto.
La reazione di Padre Brune, amico carissimo di Padre Ernetti,
è decisa e senza tentennamenti. Una reazione sintetizzata nel
titolo del 9° capitolo del suo libro: “Un contre-feu” che
ho tradotto: “una risposta all’aggressione”.
Un titolo del nono capitolo che vorrebbe essere il vero titolo
del libro, essendone la vera motivazione.
Infatti, con questo libro titolato: "Il nuovo mistero del
vaticano", Padre Brune cerca di ricondurre la ricerca
della verità dove, forse, ancora c'è qualcuno che la
conosce. Padre Brune rilascia al settimanale "Chi"
una lunga intervista che viene pubblicata il 29 luglio 2002
nella quale parla appunto del suo ultimo libro (12).
“Ho la certezza che quella macchina sia stata veramente
inventata da Padre Ernetti e che si trovi ora nascosta in
Vaticano”.
Una certezza che si basa:
«Su un’amicizia con Padre Ernetti che è durata
trent’anni, dal 1964 alla sua morte, avvenuta nel 1994.
Durante tutto questo tempo ci siamo incontrati spesso e
abbiamo trascorso insieme decine di ore a parlare del
cronovisore. In alcune occasioni sono andato a trovare Padre
Ernetti anche con degli amici scienziati e anche loro hanno
ascoltato le sue confidenze. Non ho alcun elemento per
ritenere che Padre Ernetti fosse bugiardo o fosse un mitomane,
per cui io credo ciecamente a quanto mi ha riferito».
Questo libro è la difesa appassionata di una amico che prende
le difese dell'amico scomparso, mentre su di lui aleggiano,
postume, accuse di frode.
Padre Brune cerca con grande determinazione, non tralasciando
nessun indizio, qualcuno, un amico, una sorella, che abbia
raccolto le confidenze di Padre Pellegrino, ma è una ricerca
che sventaglia la mano al buio e nel vuoto.
Forse, bisognerebbe cercare di parlare con gli alunni del
conservatorio Benedetto Marcello di Venezia o con studenti che
lo abbiano avuto come docente all’università o a Roma,
presso il Conservatorio di Santa Cecilia. E’ possibile che
Padre Ernetti non abbia mai detto nulla ai suoi alunni sulle
sue ricerche e sulla macchina del tempo?
Se qualcuno degli alunni di Padre Ernetti avesse qualcosa da
dire, dopo aver letto queste righe, accetterò volentieri un
contatto a mezzo della mia posta elettronica. Anche mantenendo
la riservatezza, se richiesta.
Padre Francois è così amico di Padre Pellegrino da non
rendersi conto che il vero e unico amico di Padre Pellegrino,
l'unico a cui ha detto tutto il dicibile
e con il quale si è veramente confidato, vive nello stesso
luogo in cui lui abita. Padre Francois lo vede tutti i giorni,
quando si specchia.
Caro Padre Francois, è lei l'unico, vero, amico per la pelle
di Padre Pellegrino, e chi non vorrebbe avere un amico pronto
a difenderti anche dopo che sei morto. Un amico che è pronto
a fare lunghi viaggi, a parlare con tante persone; avendo come
unico scopo quello di difendere la buona memoria dell'amico
scomparso.
Caro Padre Francois, il suo libro dovrebbe essere letto, anche
solo per l'inno all'amicizia vera e disinteressata che
rappresenta.
Vorrei richiamare le affermazioni, espresse in varie
interviste, sia di Padre Ernetti che di Don Borello.
Padre Ernetti nell'intervista del 1972 dice:
"Padre Ernetti: Questa macchina può provocare una
tragedia universale
Maddaloni: Perché?
Padre Ernetti: Perché toglie la libertà di parola, di azione
e di pensiero infatti, anche il pensiero è una emissione di
energia, quindi è captabile.
Si potrà, cioè, per mezzo della macchina, sapere quello che
il vicino o l'avversario pensa.
Le conseguenze sarebbero due:
- o un eccidio dell'umanità
- oppure, cosa difficile, nascerebbe una nuova morale.
Ecco perché è necessario che questi apparecchi non diventino
alla portata di tutti, ma restino sotto il controllo diretto
delle autorità.
Maddaloni: Fino a quando?
Padre Ernetti: Fino a quando l'uomo imparerà ad agire bene
per il bene".
Don Borello, nell'intervista rilasciata al settimanale
"Chi" (9), parlando della lettera che gli aveva
scritto il monaco benedettino, in diversi punti
dell'intervista dice:
«E se invece, attraverso quella macchina, si scoprirà che i
fatti prodigiosi riguardanti la vita di Gesù sono stati
inventati dai suoi discepoli ? ».
«Se le scoperte di padre Emetti fossero state autentiche,
potevano diventare una “bomba” devastante. Avrebbero
potuto portare alla dimostrazione che eventi fondamentali per
la storia e per le religioni non sono mai esistiti con
inimmaginabili conseguenze sociali».
«È chiaro che una invenzione del genere “sconvolge” il
mondo. Se si riesce a ricostruire quanto è accaduto, è
possibile risolvere tutti i dubbi, tutti i delitti, tutte le
congiure. Non ci sarebbero segreti, vita privata. Ogni azione,
per il fatto che diventa energia, vagherebbe nello spazio e
potrebbe essere captata da chiunque abbia un “cronovisore”».
Sostanzialmente essi affermano che questo apparecchio:
- è pericoloso perché è in grado di leggere il pensiero e
quindi in grado di
rendere visibile ogni segreto,
- è pericoloso perché potrebbe dimostrare che gli eventi
straordinari attribuiti
a Gesù sono stati inventati dai suoi discepoli,
- è pericoloso perché potrebbe dimostrare che eventi
considerati fondamentali
nella storia scritta e nella nascita delle religioni non sono
mai esistiti.
Che dire di queste argomentazioni.
Nel campo ecclesiale, per quanto specialmente attiene alla
Chiesa Cattolica, dovremmo ricordare che la stessa Chiesa è
il corpo di Cristo. Le ricerche di Giuseppe Calligaris, (edite
dall'Associazione Aquarius), contenute nei volumi "Le
catene lineari del corpo e dello spirito" (13),
dimostrano che ognuna delle singole parti del corpo umano
contiene, anche, le informazioni di tutto il resto del corpo.
Per quale motivo, all'interno della visione cristiana, il
corpo di Cristo non dovrebbe funzionare, in quanto grande
corpo concreto, allo stesso modo. Il principio della
circolazione libera e totale di tutta l'informazione, anche in
ogni singolo componente di un organismo, non solo motiverebbe
lo stesso corpo cristico, ma sarebbe base, irrinunciabile,
dello stesso scorrere della vita. Da qui, la deduzione
conseguente che un corpo è morto quando non vi scorre
l'informazione, perché non vi scorre la vita.
Ecco perché un cristiano non dovrebbe avere paura della verità.
Dovrebbe, invece, augurarsi che scorra libera, anche senza
strane macchine all'orizzonte.
In modo esplicito, nelle parole dette durante le interviste,
sembra di cogliere un timore riflesso, proveniente dalle alte
autorità del Vaticano.
Si ipotizza, fra le righe, che le alte autorità del Vaticano
temano che una macchina come questa possa esistere, funzionare
ed essere utilizzata.
Quali potrebbero essere queste informazioni relative al
passato che non debbono essere conosciute.
Forse, si potrebbe scoprire che il cristianesimo cattolico
romano non ha i duemila anni che vanta, ma, a mala pena,
potrebbe arrivare a cinque/sei secoli, aggiungendo il secolo
appena trascorso. Questa menzogna sarebbe più grave di
eventuali alterazioni scritturali, se fosse accompagnata anche
da alterazioni nel computo del tempo. Potrebbero essere state
compiute alterazioni cronologiche che, se scoperte,
porterebbero all'indietro, e di molto, il reale computo degli
anni fino ad ora trascorsi.
Ammettiamo, solo per qualche secondo, che quanto si è detto e
scritto, in questi ultimi trenta anni, sulla macchina del
tempo fosse, anche minimamente, vero. E ancora ipotizziamo,
sempre e solo per qualche secondo, che di là dal Tevere
ritengano di avere qualcosa da nascondere, riferito al
passato. Sarebbero credibili silenzi, assilentimenti,
trappole, deviazioni non importa come motivate?
Si potrebbero essere credibili. Ma siamo nel campo delle
congetture ne converrete.
Sempre nel campo delle congetture, cosa potremmo dire di una
organizzazione semi-segreta, che, scoperta la tecnica
dell'imbroglio (geniale: scrivi oggi quello che vuoi sia vero
ieri), l'avesse usata a sua volta, negli ultimi tre secoli.
Questa organizzazione avrebbe avuto la certezza del silenzio
da parte di quelli che, loro malgrado spero, si fossero
ritrovati complici della grande sceneggiata costruita contro
l'intera umanità. Un piccolo, agguerrito, gruppo che, appena
se ne creassero le condizioni, potrebbe avere in programma di
liberarsi dello scomodo complice.
Un complice in carne ed ossa, soggetto alla mortalità. Nel
corso dei ricambi generazionali ai vertici del potere,
qualcuno, ricoprente la massima carica, potrebbe soffrire di
crisi di pentimento, potrebbe essere spinto a dire la verità
sulla tecnica utilizzata dei falsi documenti antichi.
Ma anche questa organizzazione semi-segreta, che è costretta
a reggersi principalmente su uomini mortali, potrebbe, un
giorno, iniziare a perdere pezzi a causa di una nuova
sensibilità nei nuovi avvicendamenti umani nelle cariche del
potere piramidale.
Tutti condizionali d'obbligo naturalmente.
Se aveste la pazienza di leggere, senza salti, tutta la
documentazione raccolta in appendice, relativa alla storia
dell'esistenza o meno di questa macchina, della sua capacità
di vedere e sentire gli eventi del passato, anche voi, come
me, potreste credere che qualche lampo di verità potrebbe
essere visibile in tutta questa storia. Potreste, come me,
ritenere non così incredibile che si possa essere attivata,
negli ultimi cinquant'anni, una sorta di operazione
"sabbie mobili". Un’operazione complessa e
coordinata nel tempo, con un duplice obiettivo: condurre,
lentamente, tutta la questione del cronovisore verso il
dimenticatoio e, parallelamente, avvolgere il più esposto fra
le persone coinvolte (Padre Ernetti) nel “fumus” della non
attendibilità.
I documenti che ho raccolto possono aiutare chi vuole saperne
di più. Di certo li spedirò volentieri a Padre Francois.
Queste pagine non vogliono essere, naturalmente, un intervento
esaustivo sulla vicenda del cronovisore.
Essendo stato in qualche modo coinvolto in questa vicenda, sia
pure in qualità di ricercatore, è naturale che in queste
pagine cammini indisturbato il mio punto di vista.
Queste pagine sono principalmente una recensione, anche se
“sui generis”, del libro di Padre Francois Brune.
Invito quindi, e volentieri, per
chi conosce il francese, alla lettura diretta del libro “Le
nouveau mystere du Vatican”, edito dalla Albin Michel di
Parigi. Rinvio i lettori che non conoscono il francese ad una
edizione italiana sperabilmente prossima.
Quanto a me che scrivo, se fossi riuscito, almeno in parte, a
dissolvere qualche piccola ombra e ad illuminare, anche di
poco, quel buio mortale che circonda tutta questa vicenda, mi
riterrò, momentaneamente, pago.
Dovremmo essere grati ai ricercatori della verità come lo è
Padre Francois Brune e come certamente lo era Padre Pellegrino
Ernetti.
Un unico rammarico, alla fine di questo scritto che è stato,
come intuirete, anche un lavoro di ricerca, che la completezza
di tutta l’informazione disponibile, di per sé, non rende
automaticamente visibile la verità.
Alberto Roccatano
Milano, 14 ottobre 2002
Documenti in appendice:
1 - DOMENICA DEL CORRIERE n. 18 del 2 Maggio 1972
Servizio di Vincenzo Maddaloni
2 - Il Giornale dei Misteri n. 17 - I lettori ci scrivono
Rubrica di corrispondenza - a cura di Sergio Conti
SCOPPIA LA POLEMICA SULLE FOTOGRAFIE DEL PASSATO
Le rivelazioni di un lettore di Roma - Lettera aperta a P.
Ernetti
3 - Articolo di Teresa Pavese - sulla ricerca di Don Luigi
Borello
Pubblicato sulla rivista ARCANI n. 25 del giugno 1974
Cronovisione - LA MATERIA RACCONTA
4 - Arcani n. 24 - maggio 1974 - Don Luigi Borello tiene una
rubrica intitolata "La posta di Padre Borello" -
IMMAGINI E SUONI DEL PASSATO
5 - Arcani n. 29 - ottobre 74 - Con questo numero Padre
Borello cessa per un periodo indefinito la sua collaborazione
con il giornale per inderogabili impegni professionali
La posta di Padre Borello - il Mistero e la Fede è per il
momento sospesa - TEORIE COSMOLOGICHE
6 - Giornale dei Misteri n. 114 - ottobre 1980 - I LETTORI CI
SCRIVONO - Rubrica di corrispondenza a cura di Sergio Conti
Padre Ernetti e la «cronovisione»
7 - pagina 5 e 6 dell’introduzione del libro “Come le
pietre raccontano”
INTRODUZIONE di Teresa
8 - pagina 83 del libro di Don Luigi Borello: “Come le
pietre raccontano”
9 - CHI (Rivista italiana) n. 45 del 10 novembre 1999 -
incontro con Don Luigi Borello, lo scienziato che sostiene la
possibilità' di vedere nel passato - articolo di Renzo
Allegri
10 - Dal libro "Il nuovo mistero del vaticano" di
Padre Francois Brune
Un capitolo esplosivo – “le fradeur craque enfin” –
“il bugiardo crolla alla fine” – traduzione in italiano
con testo francese a fronte
11 - ”Gazzetta d'Alba” n.10 del 7-3-2001 - di Don Eugenio
Fornasari - Il sacerdote langarolo ha teorizzato la possibilità
di leggere i "ricordi" della materia inanimata.
12 - CHI (Rivista italiana) - del 29 luglio 2002 il
giornalista Renzo Allegri intervista padre Francois Brune sul
libro che ha scritto su Padre Pellegrino Ernetti e sulla sua
scoperta e costruzione della "Macchina del tempo"
13 - Aquarius – Cenni biografici sulla vita di Giuseppe
Calligaris
n.b. - i 13 documenti indicati verranno spediti, tutti o
singolarmente, via e-mail a coloro che ne faranno richiesta
all'indirizzo di posta elettronica 23alberto@virgilio.it
Alberto Roccatano 23alberto@virgilio.it
25-
sett. 2002-
Mistic.it
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