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Se l'idea della reincarnazione,
fino a ieri apparteneva quasi esclusivamente al mondo della filosofia
orientale, oggi sta allargando i suoi orizzonti, grazie anche alle
ricerche e alle scoperte di eminenti studiosi occidentali nel campo
della medicina e della psicologia. Primi fra tutti, gli psichiatri Ian
Stevenson e Brian Weiss, e poi, la giornalista e terapeuta
Manuela Pompas
e molti altri ancora. Ma prima di entrare nel vivo
dell'argomento reincarnazione risulterà utile spendere qualche
parola ancora sugli eventuali percorsi intermedi che l'anima
effettua tra un'esistenza e l'altra.
Nell'articolo precedente avevamo concluso chiedendoci se, dando
per scontato la sopravvivenza dell'anima dopo la morte del corpo
fisico, era lecito ipotizzare un'unica esistenza per
l'individuo, oppure un'evoluzione spirituale che necessiti di più
vite per il raggiungimento della perfezione. Sembra abbastanza
verosimile ipotizzare che nel momento in cui l'anima abbandona
l'involucro fisico, continui a sopravvivere per un certo
periodo, impossibile da stabilire con i comuni parametri umani,
in una dimensione dove gli è possibile continuare a crescere e
ad apprendere, elevandosi verso livelli di spirituaità sempre
più alti. E lì dove la coscienza individuale non è ancora in
garado di raggiungere una perfezione tale da permettergli
l'interruzione del ciclo delle rinascite, si prepara per la
prossima incarnazione.
Durante questa fase, l'anima tende a purificarsi e a sfrondarsi
del forte e inevitabile legame che aveva instaurato con la realtà
contingente della sua ultima esistenza, tuttavia, non perde il
proprio bagaglio esperenziale accumulato nei secoli. Bagaglio
che, nella seguente incarnazione, potrebbe emergere in più
circostanze e con modalità diverse.
Ciò risulta tanto più vero e facile per coloro la cui la morte
è avvenuta precocemente e/o in modo violento. Si può
ipotizzare per costoro che, la fase intermedia, sia breve e
l'anima tenda a reincarnarsi velocemente per poter completare il
cammino bruscamente interrotto, senza avere il "tempo"
di annullare adeguatamente la sua vecchia memoria storica. In
questi casi, accade, che l'anima o la coscienza individuale,
anche se ormai, appartenente ad un nuovo corpo, riporti a galla
vissuti, disagi, comportamenti e tendenze della sua vita
precedente. Questo si verifica soprattutto nei primi anni di
vita, quando i condizionamenti della nuova realtà contestuale
non sono ancora così forti da influire sulla personalità in
formazione. Infatti, è proprio dal mondo dell'infanzia che
proviene il più ricco e credibile materiale sulla
reincarnazione.
Uno dei primi studi ampli e documentati in tal senso, è stato
quello dello psichiatra Ian Stevenson, professore presso
l'Università della Virginia a Charlottsville. Il suo interesse
per soggetti, soprattutto di tenera età, che ricordano altre
vite, dura ormai da più di trent'anni ed ebbe inizio nel
momento in cui, l'insorgere di determinate paure, fobie o
atteggiamenti insoliti e attitudini, in alcuni bambini, tenuti
in cura da lui, non trovavano la loro ragion d'essere nel breve
percorso di vita che li riguardava, tanto meno nel contesto
familiare di cui facevano parte. Inoltre, Stevenson, si accorse
che proprio questi fanciulli, spontaneamente, riuscivano a dare
una spiegazione plausibile ai loro comportamenti, addebitandoli,
senza remore, ad una epoca passata in cui erano stati qualcun
altro e avevano subito traumi di notevole entità o vissuto
esistenze particolari.
L'atteggiamento iniziale di forte scetticismo, di Ian Stevenson,
di fronte a un'ipotesi reincarnazionista, cedette gradualmente
il posto a una maggiore attenzione e apertura verso questa
direzione. Il dottor Stevenson, nella sua lunga carriera ha
studiato e documentato più di duemila casi di bambini che
dichiaravano di aver vissuto precedentemente e ciascuno di loro
veniva seguito per per moltissimi anni. Il medico, si rese conto
che i bambini, spesso, tendevano a dare riferimenti precisi
riguardo alla loro vita precedente e ad effettuare
riconoscimenti di genitori, parenti e qualche volta congiunti
abbandonati precocemente a causa della disgrazia che aveva
provocato la loro morte.
Il caso Gopal Gupta1 è abbastanza significativo. Gopal, nacque
in India nel 1956 in una modesta famiglia borghese e appena
cominciò ad avere l'uso della parola si ribellò a un ordine
del padre, dichiarando di essere un Sharma, un membro cioè
della casta dei Bramini e quindi in quanto tale, abituato egli
stesso a comandare e ad avere sotto di sé numerosa servitù. Da
quel momento in poi, Gopal cominciò a raccontare una serie di
dettagli riguardanti la sua vita precedente in qualità di
Bramino. Riferì di essere nato a Mathura, una città a 160
chilometri da Delhi, di essere stato dirigente di una compagnia
farmaceutica la Suck Shancharak e di aver abitato in una grande
casa con una moglie e due figli. Ma il particolare più
raccapricciante riguardava la sua morte. Disse di essere stato
ucciso dal fratello per una questione d'interessi.
Le dichiarazioni del bambino non suscitarono particolare
interesse nei genitori, fino a quando il padre, nel 1964, non si
trovò casualmente a passare proprio dalla città di Mathura e
vi trovò la compagnia farmaceutica di cui aveva parlato il
figlio. Incuriosito, andò a parlare con il direttore della Suck
Shancharak e scoprì che realmente, alcuni anni prima, uno dei
proprietari della compagnia aveva sparato al fratello, di nome
Shaktipal Sharma. In seguito, i coniugi Gupta, insieme al figlio
si recarono a far visita alla famiglia Sharma e in questa
occasione Gopal riconobbe oltre i luoghi anche numerosi membri
della famiglia e rivelò particolari sconcertanti riguardanti
sia gli interessi economici che ruotavano intorno alla Suck
Shancharak che quelli relativi alla propria morte che potevano
essere conosciuti solo dal vero Shaktipal Sharma ucciso.
Stevenson seguì attentamente il caso Gopal dal 1969 al 1974,
anno in cui l'ormai adolescente Gopal iniziò a perdere il suo
"snobismo" e si adeguò gradualmente al contesto
familiare di appartenenza, sicuramente più modesto.
Altri elementi rilevati in molti dei casi studiati dal dottor
Stevenson, e che farebbero propendere per un'ipotesi
reincarnazionista, sono i cosiddetti "segni di
nascita". Con questo termine s'intende riferirsi a macchie
e segni presenti su di un corpo e molto simili a cicatrici ma
che in realtà non corrisponderebbero a ferite realmente
ricevute. In genere, invece, fanno da riscontro a rievocazioni
di esistenze passate, nelle quali il soggetto dichiara di essere
deceduto in modo violento a causa di qualche corpo infertogli.
In tal senso, un caso tipico analizzato da Stevenson è quello
di Gillian e Gennifer Pollock(2), due gemelle nate nel 1958 e
che all'età di due anni cominciarono a fare numerose
affermazioni riguardo a una loro vita precedente, vissuta sempre
all'interno di quella famiglia e ancora una volta in qualità di
sorelle.
In realtà, i coniugi Pollock, un anno prima della nascita delle
due gemelle, avevano perso due figlie, Joanna e Jacqueline,
rispettivamente di undici e sei anni. Le due sorelline erano
state investite contemporaneamente da un pirata della strada.
Fatto che rese credibile le dichiarazioni delle due bambine fu
la constatazione sul corpo di Jennifer di due segni,
corrispondenti, sia per forma che per posizione, a cicatrici
reali possedute da una delle due sorelle morta in precedenza.
Inoltre, sia Gillian che Jennifer mostravano di conoscere
particolari della vita e delle abitudini delle due sorelle
decedute che non avrebbero potuto apprendere in alcun modo nella
loro vita attuale.
Anche di questo caso il professor Stevenson si occupò per più
di vent'anni, abbandonandolo poi, quando ormai le due ragazze
mostrarono di aver dimenticato completamente le reminiscenze
legate alla loro vita precedente.
Riguardo ai "segni di nascita", lo psichiatra della
Virginia così si è espresso:
"Ritengo personalmente che i segni e i difetti di nascita
collegati alla precedente personalità costituiscano una delle
più evidenti prove a sostegno della reincarnazione quale
migliore interpretazione di questi casi.(…) I segni e i
difetti di nascita presenti in questi casi sugeriscono inoltre
l'esistenza di un'influenza psichica che agisce sullo sviluppo
del corpo fisico dell'individuo."
Naturalmente, non tutti i bambini, presentano segni sul corpo o
hanno reminiscenze di vite precedenti, ma sicuramente sono molto
più numerosi di quanto generalmente si immagini. Molti di essi,
pur non ricordando un'esistenza antecedente, manifestano talenti
e abilità precoci e attraverso il gioco rievocano episodi e
simulano ruoli che non sempre trovano giustificazione nel loro
ristretto campo esperenziale. Bisognerebbe solo essere più
attenti nei loro confronti e imparare ad ascoltarli.
Tutte le esperienze passate, dunque, continuano a coesistere
nella nostra memoria inconscia e a incidere inconsapevolmente su
ciò che siamo e che diverremo. E vi è un altro percorso, oltre
quello delle reminiscenze spontanee, che permette di accedere a
questo infinito archivio e di riportare a galla frammenti e a
volte episodi interi di vite precedenti. Stiamo parlando della
cosiddetta "ipnosi regressiva" o, più genericamente,
del "viaggio a ritroso nel tempo" grazie a tutte
quelle tecniche come la meditazione, il rilassamento progressivo
e quant'altro che permettono di aprire canali nuovi nella
coscienza dell'individuo. (Fine prima parte)
Dott.ssa
Elisa Albano
1) in IAN STEVENSON - Bambini che
ricordano altre vite. Ed. Mediterranee, Roma, 1977, p. 71.
(2) In Ian STEVENSON - Op. Cit., p. 85. 3 IAN STEVENSON - Op.
Cit., p. 112.
Seconda parte
La prima psichiatra ad interessarsi di regressione ad altre
vite fu Blanche Baker che iniziò a curare molti suoi pazienti
con un'ipnosi regressiva leggera abbinata alle libere
associazioni. La Baker, durante le sue sedute, si rese conto che
anche quando non induceva il paziente a regredire verso
esistenze precedenti, accadeva comunque che emergessero nei loro
ricordi scene ed episodi di epoche passate.
Anche l'analista Edith Fiore, in un'epoca leggermente più
recente, pubblicò un'opera con il resoconto dei suoi due anni
di lavoro con pazienti che ricordavano tranquillamente altre
vite.
Rilevante fu in tal senso la ricerca della psicologa Helen
Wambach che, accanita sostenitrice della reincarnazione,
raccolse fra gli abitanti della baia di San Francisco centinaia
di volontari per esperimenti sulla reincarnazione e tutti con
esito straordinariamente positivo.
Ma se per questi eminenti studiosi si potrebbe anche obiettare
che le ricerche da essi condotte possano essere state in qualche
modo dirottate dalla loro fervente credenza nella
reincarnazione, il discorso cambia per coloro che non hanno mai
preso in considerazione l'ipotesi di una vita che continua
secoli dopo secoli. Improvvisamente tali studiosi si sono
trovati davanti a qualcosa che ha dovuto rimettere in
discussione la loro formazione professionale nonché la loro
intera esistenza.
E' il caso di Brian Weiss, direttore per molti anni della Facoltà
di Psichiatria del Mount Sinai Medical Center di Miami e poi
primario in un grande ospedale collegato con la stessa università.
Il dottor Weiss, divenuto ormai famoso per i suoi libri(1) e i
suoi studi sulla reincarnazione, all'epoca in cui s'imbatté per
la prima volta in un caso che gli avrebbe aperto nuove strade di
riflessione, possedeva una solida e severa formazione
scientifica.
Poi una sera ricevette nel suo studio la visita di una paziente,
affetta da numerose fobie. Catherine, temeva in modo
sproporzionato l'acqua e di morire soffocata; aveva paura,
inoltre, degli aeroplani, del buio e di restare chiusa in
ambienti angusti. E i suoi disturbi si stavano accentuando con
il passare del tempo, tanto da limitarle considerevolmente
l'esistenza. I tentativi di cura del dottor Weiss si
focalizzarono per circa diciotto mesi sulle terapie classiche
senza, però, ottenere con queste significativi miglioramenti.
Con l'ipnosi vennero fuori parecchi episodi traumatici
riguardanti l'infanzia della giovane donna che potevano lasciar
pensare che si fosse finalmente giunti al fulcro del problema,
ma la paziente non migliorava. Fino a quando, una sera, lo
psichiatra non dette alcuna induzione a Catherine e la lasciò
andare liberamente all'epoca in cui presumibilmente erano
iniziati i suoi problemi. A questo punto, improvvisamente,
Catherine, si ritrovò proiettata in un'altra epoca e in un
altro contesto. Cominciò a rievocare fatti relativi ad una sua
antica esistenza trascorsa sotto le spoglie di "Aronda",
una giovane egizia vissuta nel 1863 a. C., in un villaggio che
fu poi devastato da un'inondazione quando lei aveva appena
venticinque anni. Così Catherine rievocò con voce ansimante
uno degli episodi più traumatici di tutte le sue esistenze,
durante il quale perse la vita insieme alla propria figlia
Cleastra:
"Vi sono grandi onde che abbattono gli alberi. Non vi è
via di scampo. Fa freddo; l'acqua è fredda. Devo salvare la mia
bambina, ma non posso…posso solo tenerla stretta. Annego;
l'acqua mi soffoca. Non posso respirare, non posso
inghiottire…acqua salata. La bambina mi è strappata dalle
braccia." (2)
Solo una settimana dopo Catherine
non temeva più di morire annegata e da quel momento il dottor
Weiss, suo malgrado, cominciò ad interessarsi di reincarnazione
e a leggere tutto quanto poteva essere stato pubblicato di serio
sull'argomento.
Le rivelazioni di Catherine, e di mille altri soggetti come lei
che sotto ipnosi o spontaneamente rivelavano origini impensabili
per i loro mali, imponevano nuove considerazioni sulla natura
delle fobie e di tutte quelle paure immotivate che a volte
accompagnano un individuo per tutto il corso della sua esistenza
senza trovare una giusta causa. Del resto, ogni fobia è la
risultanza di un evento traumatico e quale evento può risultare
più traumatico delle circostanze che hanno accompagnato la
propria morte, soprattutto se violenta? Così come rileva anche
Manuela Pompas:
"…la morte in sé non è traumatica: nel momento in cui
la persona chiude gli occhi a questa vita, li riapre
immediatamente nell'altra… Tuttavia, se negli attimi che
precedono la morte si prova una forte paura, questa si fissa nel
corpo emozionale, il quale nel momento della reincarnazione,
proprio come avviene nel computer, trasmette l'informazione
all'inconscio, dove però rimane celata e non può emergere se
non con il comando giusto".(3)
Ed è proprio quanto è accaduto a Catherine, che annegando
nella sua vita precedente ha conservato poi nell'attuale la
paura inconsapevole di rivivere la stessa esperienza, anche solo
entrando a contatto con l'acqua.
Ma dalla regressione di Catherine emerse anche un altro dato che
sconvolse lo psichiatra che l'aveva in cura. Catherine,
nominando Cleastra, la figlia che aveva avuto nel 1863 a.C.,
aggiunse qualcos'altro che la riguardava. Riconobbe nella
bambina di allora, Rachel, la sua nipote attuale. Per il dottor
Weiss questo fu un fatto del tutto nuovo che lo obbligò a
informarsi e a interessarsi ulteriormente di quanto poteva
verificarsi nel corso delle reincarnazioni. Ma molti, prima di
lui, si erano ugualmente imbattuti in questa sconcertante verità.
Chi abbiamo conosciuto, amato, odiato o peggio ancora ucciso
possiamo rincontrare nelle nostre vite successive.
Catherine, del resto, durante la regressione, non riconobbe
soltanto in sua nipote una figlia avuta in passato. Sotto
ipnosi, rievocò altre esistenze come ad esempio quella di Jhoan,
un ragazzo di 21 anni, biondo e ricoperto di vesti fatte con
pelli di animali, vissuto all'incirca nel 1473 nei Paesi Bassi.
Jhoan mentre avanzava nel cuore della notte con un coltello in
mano venne a un tratto aggredito alle spalle e sgozzato. Anche
in questo caso Catherine ebbe modo di rielaborare ed eliminare
gli ultimi prodromi dei suoi sintomi legati al soffocamento. Ma
l'aspetto più interessante fu che, prima di morire, Jhoan riuscì
a guardare in faccia il suo assassino. Catherine, riconobbe in
quell'uomo il suo attuale compagno di vita, Stuart. La paziente
del dottor Weiss, dunque, si era ritrovata ad amare chi in
passato le aveva tolto la vita.
E in realtà, i rapporti di Catherine con Stuart, secondo quanto
riporta lo psichiatra nel suo libro "Molte vite molti
maestri", non erano dei migliori. Una sorta di ostilità,
come diremmo noi, a livello di pelle, continua dunque a
persistere vita dopo vita, nelle relazioni che si ripropongono.
Ciò darebbe un senso a certe antipatie istintive che proviamo
un po' tutti verso individui che conosciamo poco o affatto;
nonché a quei rapporti difficili che ci ritroviamo a vivere con
parenti, amici, colleghi. Spesso non riusciamo a spiegarci come
mai una persona, pur possedendo un aspetto gradevole e
mostrandosi gentile nei nostri confronti, ci ispira comunque
sentimenti di ripulsa. Si tratta,dunque, di anime che potrebbero
aver condiviso con noi, in un epoca remota, legami altrettanto
conflittuali e con le quali non siamo riusciti ancora a
raggiungere un equilibrio emozionale. Ma come abbiamo già avuto
modo di constatare, le relazioni non si ripropongono giocando il
medesimo ruolo. Catherine, mantiene un legame molto forte con
Rachel che oggi è sua nipote ma ieri era sua figlia. E i ruoli
spesso s'invertono in modo ancora più sorprendente. Nella sua
vita attuale, Catherine ha un rapporto disturbato con Stuart che
secoli addietro era stato il suo assassino.
Le scoperte, dunque, che possiamo fare in regressione, sono
infinite. Ma il dato sicuramente più interessante e
significativo è che nel "viaggio a ritroso nel
tempo", riusciamo ad acquisire una conoscenza di noi stessi
immediata e profonda come non è possibile ottenere con le altre
terapie ufficialmente note. Indipendentemente dal credere o non
credere nella reincarnazione, resta innegabile il forte valore
catartico delle immagini evocate. E non soltanto per quanto
riguarda le fobie e altri disturbi psicosomatici o della
personalità. La terapia, della reincarnazione, proprio in
quanto permette una conoscenza globale del sé, induce
inevitabilmente ad una crescita spirituale e personale, tanto
rapida da lasciare sbalorditi.
Ma al di là dei benefici che il rievocare le nostre vite
precedenti può apportare alla nostra anima, può venire
naturale chiedersi ora: che senso dare alla reincarnazione?
Perché tornare secoli dopo secoli a farsi nuovamente carne, per
ricommettere errori, rincontrare amori perduti e nemici
rifuggiti, riallacciare relazioni interrotte e rivestire
alternativamente panni da uomo e da donna, da bianco e da nero,
da povero e da ricco, da soldato e da prostituta?
Dott.ssa
Elisa Albano
NB. Gli articoli sono tratti da un
testo in preparazione.
(1) Vedi BRIAN WEISS - Molte vite molti
maestri. - Ed Oscar Mondatori, collana "Nuovi
Misteri", Milano, 2000; BRIAN WEISS - Molte vite un solo
amore - Ed Oscar Mondatori, collana "Nuovi Misteri, Milano
2001; BRIAN WEISS - Oltre le porte del tempo - Ed Oscar
Mondatori, collana "Nuovi Misteri, Milano 2000.
(2) BRIAN WEISS - Molte vite molti maestri. Op. Cit., p. 22.
(3) MANUELA POMPAS - La terapia R. Ed Oscar Mondatori, collana
"Nuovi Misteri, Milano, 1997.
12- gennaio 2002 Mistic.it
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