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Un nuovo risveglio
spirituale si sta sviluppando in tutto il mondo abbracciando
sempre più branche del sapere umano, e non da ultima la
psicologia.
Il termine stesso “Psicologia”, come forse molti già
sapranno, deriva dal greco “Psyche” che vuol dire
“anima” e “logos” che significa “parola,
conoscenza”.
La psicologia, quindi nell’accezione che le è propria
dovrebbe stare ad indicare lo studio, la scienza dell’anima o
dello spirito. Ma troppo spesso tale significato è stato
snaturato e ridotto alla semplice osservazione e
spiegazione dei
comportamenti esteriori, della personalità e dei processi
mentali, intesi come
prodotto di meccanismi neuro-biologici. La
psicologia, sforzandosi di assumere nel corso del tempo una veste
sempre più “scientifica”, ha finito per perdere i contatti
con l’essenza profonda dell’essere e ha ristretto, anziché
ampliare, la sua visione interpretativa dei fenomeni psichici,
normali o anormali che siano.
Se originariamente, a partire dai filosofi greci, la conoscenza
dell’anima diveniva per l’individuo la ricerca più
importante che egli potesse compiere per penetrare i misteri sia
della propria natura che del mondo circostante, dal XIX secolo
in poi la psicologia, prendendo le distanze dalla filosofia e
accostandosi alle scienze maturali per fare propri i loro
metodi, ha abbandonato il concetto di anima e ha privilegiato lo
studio della psiche, intesa come complesso di processi
esclusivamente osservabili.
L’anima, dunque, percepita come qualcosa di insondabile e
indimostrabile viene relegata nell’ambito della metafisica e
perde la sua importanza in quei campi dove si tenta di
analizzare e curare i disagi dell’individuo.
Ma, oggi, grazie anche a numerose ricerche accreditate in campo
di esperienze di pre-morte, l’anima torna a rivestirsi di una
propria autonomia e a proporsi con una nuova dignità che non può
più lasciare indifferenti.
Vecchi e nuovi interrogativi, dunque, s’impongono anche e
soprattutto per la psicologia che tenta da secoli di dare
risposte esaustive alle problematiche dell’essere.
Viene da chiedersi se qualche tassello non sia andato perduto
nel corso del tempo, offrendo una visione distorta e incompleta
delle psicopatologie. Lì dove la psicologia e la psichiatria
hanno registrato fallimenti forse urgeva una visione più
globale dell’individuo che prendesse in considerazione anche
l’anima (intesa altresì come coscienza individuale, composta
di energia pura che continua a sopravvivere dopo aver interrotto
il suo legame con il corpo fisico) e la sua storia come
possibili elementi causali di malattie, disagi, fobie e
quant’altro. Ecco perché oggi sorge la necessità di una
psicologa che si occupi anche dello spirito guardando
all’essere umano in modo onnicomprensivo. La presa di
consapevolezza dell’esistenza dell’anima, entità spirituale
e immortale, e che trasmigra di vita in vita con tutto il bagaglio
della sua esperienza, accumulata nel tempo, apre – oggi –
nuove frontiere di guarigione e soluzione dei problemi fino ad
ora mai raggiunte dalle psicoterapie tradizionali.
Ma procediamo per tappe in questo lungo viaggio attraverso lo
spirito che crediamo ci porterà lontano.
Intorno agli anni ’70, il dottor Raymond A. Moody jr., nato
nel 1944 in Georgia, fu uno dei primi studiosi seri (altri se ne
aggiunsero dopo di lui e insieme a lui) a raccogliere una serie
di testimonianze di esperienze vissute da individui dichiarati
clinicamente morti e poi tornati in vita. A tali esperienze egli
dette il nome di “near death experiences”, ovvero esperienze
di pre-morte. L’aspetto più sconcertante, che dette poi la
spinta giusta per uno studio più approfondito sull’argomento,
fu lo scoprire che tali resoconti presentavano tra loro forti
similitudini, indipendentemente dalle differenze culturali,
etniche e religiose o di età e sesso degli individui che ne
erano stati protagonisti.
In sintesi, al momento del decesso, l’anima (o, se preferiamo,
la coscienza individuale del soggetto) abbandona il proprio
involucro materiale e comincia a librarsi nell’aria,
svincolandosi da ogni legge di gravità, ma mantenendo piena
consapevolezza di sé. In questo stato, il soggetto ha
l’opportunità di osservare il proprio corpo e quanto accade
intorno ad esso.
Significativa la testimonianza di un giovane tratta da una
delle prime raccolte di Moody:
<<… avevo appena compiuto diciannove anni. Stavo
accompagnando a casa in macchina un amico e, arrivato a un
incrocio, mi fermai e guardai da tutte e due le parti, ma non
vidi una macchina che veniva verso di me. Rimisi in moto e
sentii il mio amico che urlava con quanto fiato in gola aveva.
Guardai e vidi una luce accecante, i fari di una macchina che
veniva di corsa verso di me. Sentii un suono terribile – il
fianco della macchina che si schiacciava – e per un istante mi
parve di attraversare uno spazio buio, chiuso. Fu tutto molto
veloce. Poi mi sentii galleggiare a una ventina di centimetri
dalla strada, a cinque metri dalla macchina, mentre il rumore
svaniva. Vidi molta gente arrivare e radunarsi attorno alla
macchina e il mio amico che ne usciva in evidente stato di choc.
Vedevo le gambe contorte, e c’era sangue dappertutto.>>
[1]
Molto spesso un’errata, se non nulla, conoscenza e
preparazione su quanto può verificarsi al momento del trapasso
produce nel soggetto uno stato confusionale di durata variabile.
Non avendo consapevolezza di essere morto egli si chiede con
stupore: <<Cosa mi sta succedendo? Perché mi sento ancora
vivo mentre il mio corpo giace lì inerme e tutti si danno un
gran da fare per rianimarlo?>>
I suoi successivi tentativi di comunicare con i propri cari o
con quanti si muovono intorno al suo involucro materiale
falliscono. Ma ciò che in un primo momento viene percepito come
limitazione, si trasforma presto in assenza di limitazioni.
Lo spirito percepisce sensazioni e pensieri altrui in modo
immediato; si rende conto di non provare più alcun dolore
fisico e di godere di uno stato di benessere assoluto; può
spostarsi liberamente da un luogo all’altro con la sola forza
del pensiero; tutti i suoi sensi sono acuiti.
Successivamente, l’anima avverte una spinta verso il vuoto,
generalmente accompagnata da un forte suono, descritto a volte
come “ronzio”, “sibilo”, “tinnito” o “clangore
metallico”. A questo punto, le impressioni individuali si
differenziano, ma in minima parte. C’è chi si sente
precipitare in “un buco nero” o “passare attraverso una
porta” o un “cancello”; altri hanno dovuto “inerpicarsi
lungo una scala” o “attraversare un fiume”; ma la
stragrande maggioranza dei soggetti, tornati dallo stato di
pre-morte, ha dichiarato di aver percorso un lungo e stretto
tunnel buio, o una galleria avvolta nella nebbia che li ha
condotti poi verso uno sbocco di luce potente e radiosa.
Indipendentemente dal tipo di civiltà a cui si appartiene e
dalle credenze religiose, resta comunque forte per tutti la
sensazione di un passaggio e dell’arrivo in luoghi di pace
infinita, con paesaggi fantastici e dai colori molto accesi,
dove si ritrovano entità spirituali di persone care decedute in
precedenza.
Un uomo colpito improvvisamente da infarto, così racconta:
<<Mi ritrovai a nuotare sospeso nell’aria buia, quando
fui scosso da un rumore sordo e continuo, che somigliava molto
al suono dei tam-tam nella giungla.
Di colpo mi sentii risucchiare entro un vortice di vento caldo
che mi spingeva inesorabilmente verso una galleria stretta, di
cui non si intravedeva l’uscita, un passaggio appena
rischiarato da una luce biancastra e tenue che si fece sempre più
luminosa man mano che procedevo. Dopo qualche istante, camminavo
su un prato verdissimo, sulla cui superficie sorgevano palazzi
incredibilmente alti e di una luminosità quasi accecante.
Sembrava il paesaggio di una città uscita dal sogno di qualche
architetto avvenirista…
Una bambina bionda mi venne incontro, apostrofandomi con voce
soave: “Ciao, Paolo, ti stavo aspettando. La Luce mi aveva
avvertito del tuo arrivo e sono venuta qui per incontrarti. Ora
rimarremo sempre insieme.” Non posso descrivere il sentimento
di gioia e di commozione che invase il mio animo rivedendo
Giulia, la mia sorellina morta quando avevo quindici
anni.>> [2]
Il momento dell’arrivo alla fine del tunnel e
dell’avvistamento di figure care già trapassate, in genere
coincide anche con l’incontro che il morente fa con un essere
di luce, che, a seconda del proprio credo religioso viene
percepito come Dio, Allah, Buddha o altro ancora. Il dato
interessante è che anche per chi non professa alcuna fede, o
addirittura si dice ateo, la descrizione di questa luce
splendente, che infonde comprensione e amore infinito, rimane la
stessa.
Una ragazza di ventitré anni che aveva subìto un brutto
incidente con la sua moto e che qui chiameremo Maria, tempo fa
casualmente ci rivelò quanto segue:
<<Tu non mi crederai, ma due anni fa al momento
dell’incidente ho avuto una strana esperienza. Quella sera
pioveva e l’asfalto era scivoloso; io correvo come una matta
per arrivare in fretta a casa e ho sbagliato a fare quella
curva. Insomma, sono scivolata e il mio corpo è stato sbalzato
dalla moto. Ho sentito l’urto della mia testa contro lo
spigolo del marciapiede e immediatamente sono precipitata nel
nulla, ma un istante dopo mi sono vista da lontano. Ero viva e
stavo benissimo, ma non ero nel mio corpo. Il mio corpo si
trovava per terra e mi dicevo:”Che peccato, si è rotta la mia
moto e ho i pantaloni stracciati.” Provavo anche un senso di
vergogna per quel corpo scomposto che un sacco di gente si stava
avvicinando per guardare. Poi improvvisamente mi sono sentita
sollevare ancora più in alto e sono entrata in una specie di
galleria offuscata. Ho una paura terribile del buio, ma in quel
momento non temevo nulla. Mi sono diretta tranquillamente verso
una luce che intravedevo chraissima e potentissima. Poteva
accecare, ma non sentivo alcun fastidio. Anzi, era meraviglioso
stare al cospetto di questo essere. Non giudicarmi matta. Non ho
mai creduto in Dio e non mi sono mai interessata di questioni
religiose. Studio informatica e ho ricevuto un’educazione
materialista. Eppure, quella luce aveva in sé qualcosa di
straordinario, di sovrannaturale. Non voglio chiamarlo in nessun
modo, ma so che possedeva una vita propria e infondeva
sentimenti di amore e pace che non si possono
descrivere.>>
Dopo la sua apparizione, l’essere sembra entrare in contatto
mentale con la nuova anima; essa gli chiede se è veramente
pronto ad abbandonare definitivamente il proprio corpo e
generalmente gli propone una panoramica della sua vita, in modo
da indurlo a riflessioni profonde sul senso dell’esistenza che
ha condotto sino ad allora. Le immagini e le sensazioni sono
particolareggiate e vividissime. Il soggetto si trova costretto
a rivedere “come in un film”, ma a tre dimensioni, gli
episodi salienti della sua esistenza e a vivere personalmente
gli stati d’animo, sia positivi che negativi, che hanno
esperito quanti lo circondavano a seguito dei suoi
comportamenti.
Lo scopo dell’esame è quello di acquisire maggiore
consapevolezza di sé e della portata delle proprie azioni, per
imparare ad amare in modo pieno e poter crescere spiritualmente.
Generalmente, in questa fase ci si rende conto di quanto futile
e dannoso per la propria anima sia stato l’attaccamento
eccessivo alle cose materiali; l’aver dato poco spazio e poca
importanza a sentimenti quali la compassione, l’interesse per
gli altri, la tolleranza e così via. Ci si accorge, inoltre,
indipendentemente dal proprio credo religioso e dalle paure
personali, che non esiste nessun luogo identificabile come
“inferno”, “purgatorio” o “paradiso”, così come
vengono comunemente descritti dai testi sacri, ma solo
un’unica e grande indulgenza, liberazione da ogni male e
unione perfetta con le altre anime. (Fine I parte)
Dott.ssa
Elisa Albano
(1) Raymond A.Moody jr. “La vita oltre la vita” (Studi e
rivelazioni sul fenomeno della sopravvivenza), Ed. Oscar
Mondadori, collana Nuovi Misteri, Milano 2000, pag. 40.
(2) Lucia Pavesi “Oltre la vita” (Testimonianze di
pre-morte), Ed. De Vecchi, Milano 1997, pagg. 119, 120.
Seconda
parte
Nella prima parte di questo argomento
sull'anima, avevamo affrontato il percorso che questa compie dal
momento in cui, a seguito di un evento traumatico, fuoriesce dal
suo involucro materiale e continua a sopravvivere indenne in
un'altra dimensione. Eravamo giunti al punto in cui l'anima - lo
spirito o la coscienza individuale, come la si voglia definire -
dopo essere entrata in contatto con un essere di luce che
infonde pace e comprensione, si rende conto che in quella
condizione non esiste un "inferno", un
"purgatorio" o un "paradiso, così come vengono
comunemente descritti dai testi sacri, ma solo un'unica e grande
indulgenza, liberazione da ogni male e unione perfetta con le
altre anime.
Esistono, semmai, stati della mente in cui il soggetto si trova
immerso, a seconda delle convinzioni, che lo hanno accompagnato
per tutta l'esistenza, delle paure e delle esperienze vissute
sulla terra.
Sembrerebbe, inoltre, che soltanto nei casi di suicidio, l'anima
si ritrova a vivere esperienze più dolorose, conflittuali e
angoscianti.
Fiorella, ad esempio, una donna di trent'anni, che si era
tagliata le vene dei polsi, dopo aver perso marito e figlio in
un incidente stradale, così ha descritto la sua esperienza a
Lucia Pavesi, sociologa ed esperta nel campo delle esperienze di
pre-morte:
"…sospesa fuori dal mio corpo osservavo compiaciuta le
larghe ferite dei miei polsi fasciati da garze. Avevo fatto
davvero un buon lavoro e il monitor collegato al mio cuore
segnava una lunga linea piatta.Fissai la scena per qualche
istante, finché una forza onnipotente mi spinse trascinandomi
verso il centro della Terra, verso un abisso senza fine,
profondo quanto sconosciuto.
Passai attraverso uno stretto cunicolo, alla fine del quale mi
trovai in un luogo misterioso, dove il buio era rischiarato, a
tratti, da bagliori rossastri e minacciosi. I miei piedi
poggiavano su un terreno fangoso e viscido da cui emanava un
fetido olezzo.
Intorno a me distinguevo figure grottesche e mostruose che si
contorcevano in un'agonia senza fine e io ero costretta, mio
malgrado, ad avanzare in quel luogo cupo."[1]
Ad ogni modo, a tutti viene offerta indulgenza e occasione per
riparare alla propria condotta errata.
Dopo aver provato la disperazione, Fiorella si trovò al
cospetto dei suoi nonni morti tempo addietro e "immersa in
un mondo fantastico, dove tutto era gioia e dolcezza".
Dichiarò di aver incontrato il marito Giovanni e il figlio
Andrea. Fu proprio quest'ultimo a "parlarle":
"Mamma, sei stata perdonata del tuo grave errore, ma non
puoi fermarti con noi. Devi fare ancora molte cose importanti.
Ora che hai conosciuto il vero amore e la grande pace, devi
tornare a vivere, perché così è stabilito". [2]
Una donna di Firenze, che tentò il suicidio e cadde in coma per
cinque giorni, al suo risveglio raccontò di essersi trovata
immersa in un mondo di silenzio e in uno stato d'animo
angoscioso. Ma anche in quello stato aveva visto un essere di
luce che l'aveva incoraggiata a restare calma e ad avere
fiducia.
"…La luce mi aveva assolto fin dall'inizio: infatti, pur
giudicandomi severamente, aveva sempre continuato ad inviarmi
pensieri di speranza". [3]
In questa fase dell'esperienza, cioè dopo l'incontro confronto
con l'essere di luce, il riavvicinamento ai propri cari, o
comunque l'aver sostato in luoghi di pace, il soggetto, in
genere, tende a non voler più fare ritorno nella sua realtà
terrena, tranne in quei casi in cui ha lasciato qualcosa in
sospeso o la sua vita deve ancora necessariamente essere
vissuta.
Il rientro nel corpo fisico, quando questo avviene, può
verificarsi a volte, percorrendo a ritroso lo spazio buio
affrontato all'inizio, oppure in un modo brusco, descritto da
alcuni come uno "sprofondare verso il basso" o ancora
inavvertitamente dopo una fase di incoscienza vissuta
all'interno del proprio involucro.
Maria, una ragazza di ventitré anni, di cui ho già accennato
nell'articolo precedente, così mi rivelò:
"Non ho memoria del rientro nel mio corpo. So solo che mi
sentivo combattuta tra il voler restare in quel posto perfetto e
voler ritrovare tutte le mie cose. Poi deve aver prevalso questo
mio ultimo desiderio e la volontà di quell'entità luminosa che
mi invogliava a tornare indietro.Questa è l'ultima cosa che
ricordo. Poi c'è stato il nulla. Quando ho riaperto gli occhi
ero nel letto d'ospedale."
Per alcuni, invece, il ritorno viene percepito proprio come un
reintrodursi nell'involucro materiale, o attraverso la testa in
senso generico o, nello specifico, dalla parte delle narici e
della bocca.
"Il mio corpo mi risucchiava e sembrava che il movimento
partisse dalla testa, che io rientrassi dalla testa. Non mi
pareva di poterci fare niente, né di avere il tempo di
pensarci. Ero là, lontano alcuni metri dal mio corpo, e di
colpo era tutto finito. Non ho avuto neppure il tempo di
dirmi:'Il mio corpo mi sta risucchiando". [4]
Ad ogni modo, tutti i soggetti che hanno fatto ritorno da
un'esperienza di pre-morte, si sono trovati profondamente
cambiati nel loro atteggiamento nei confronti dell'esistenza.
Hanno assunto un nuovo stile di vita, improntato su valori quali
l'amore, la dedizione agli altri, la serenità d'animo, la
pazienza e la tolleranza. "Niente è stato più lo
stesso." Dichiarò ancora Maria.
"Anche perché ora so che esiste veramente qualcosa oltre
questa esistenza. Non dico di essere diventata religiosa.
Questo, no. Ma adesso credo in una vita che continua e in una
forza superiore che ci guida e vuole solo il nostro bene. Cerco
di non prendermela più per le piccole cose come facevo un tempo
e non mi faccio coinvolgere in discussioni inutili. Sono più
malleabile e mi sforzo di vivere la vita al meglio. Credimi, non
si può non cambiare, dopo un'esperienza del genere."
Ma le testimonianze in questo senso sono migliaia.
Oltre al potenziamento della capacità di amare, vengono
riscoperti i valori della conoscenza. Così come è accaduto a
Maria che, dopo la sua esperienza di pre-morte ha ripreso con
maggiore convinzione e tenacia i suoi studi informatici e per
quell'uomo d'affari che dichiarò al dottor Moody di non
disprezzare più professori e letture, la stragrande maggioranza
dei sopravissuti ha intrapreso percorsi culturali prima
inimmaginabili.
"…dopo aver provato quell'esperienza ho sentito il
desiderio di allargare le mie conoscenze. Non pensavo tuttavia
che ci fosse qualcuno a conoscenza della cosa, perché non ero
mai uscito da quel piccolo mondo provinciale. Non sapevo niente
di psicologia o di cose del genere. Sapevo soltanto che mi
pareva di essere di colpo cresciuto dopo quanto mi era accaduto,
perché quell'esperienza mi aveva rivelato l'esistenza di un
mondo nuovo che non avrei mai creduto possibile. Continuavo a
pensare: 'Ci sono tante cose che devo scoprire'. In altre
parole, nella vita non ci sono soltanto il cinema al venerdì
sera e le partite di calcio.(…)". [5]
Le percezioni si assottigliano. I soggetti divengono più
sensibili e recettivi, sia verso gli eventi della vita che dei
sentimenti altrui. Gli aspetti più materiali del quotidiano
passano in second'ordine e aumentano gli interessi filosofici e
spirituali, anche se questi ultimi non sempre hanno a che fare
con un risveglio religioso.
In alcuni casi, la scoperta di questa realtà ultraterrena,
induce anche l'individuo più credente a profonde riflessioni e
revisioni sui propri concetti convenzionali di fede. Vengono
abbandonate le nozioni di ricompensa e punizione, in quanto ci
si rende conto che anche al cospetto delle colpe più pesanti
l'essere di luce si mostra indulgente e incita al cambiamento. I
dogmi e le dottrine, perdono di significato. Ciò che conta
veramente è il divenire esseri spirituali in crescita con una
piena consapevolezza di se stessi e della propria anima.
Come già visto, nel caso di Maria e di molti altri,
contrariamente a quanto si possa pensare, l'esperienza di pre-
morte, non viene vissuta soltanto da coloro che hanno sempre
perseguito un credo religioso e vissuto nella certezza di un
aldilà. Molte ricerche accreditate, hanno dimostrato che le
persone molto devote sono più propense a identificare Dio
nell'essere di luce ma l'esperienza restava la stessa anche per
quei soggetti che si professavano aconfessionali o che non si
sarebbero mai aspettati nulla oltre la soglia della morte. In
definitiva, l'educazione religiosa può influire solo
sull'interpretazione del fenomeno. Per tutti, comunque, consegue
un forte risveglio spirituale, come se l'anima, posta dinnanzi
alla propria realtà ricordasse improvvisamente le sue origini e
la sua ragion d'essere.
Inoltre, costantemente, in coloro che hanno vissuto
un'esperienza di pre-morte si registra una scomparsa della paura
della morte e di tutte quelle ad essa connesse.
"Mi sono accadute molte cose. Mi è stata puntata una
pistola alla tempia; e non mi ha spaventato molto perché
pensavo: 'Bene, se davvero muoio, se davvero mi uccidono, so che
continuerò a vivere". [6]
Con ciò non si vuol dare ad intendere che il soggetto, dal
momento del suo ritorno nella dimensione terrena, forte del
fatto di aver scoperto che la sua anima è unica e immortale,
comincia a vivere in modo spericolato, andando volontariamente
incontro a situazioni che potrebbero compromettere seriamente o
in modo irreversibile la sua incolumità. Tutt'altro. L'istinto
di sopravvivenza rimane. Una donna che aveva vissuto
un'esperienza di pre- morte così racconta:
"Poco dopo l'infarto, scivolai sui gradini di casa. Mentre
cadevo cercavo disperatamente un appiglio cui aggrapparmi. E'
vero che pensavo: 'Strano! Sai benissimo che se muori vai in un
posto meraviglioso!' Però mi sentivo stringere la gola dal
panico. L'istinto di conservazione non scompare, dopo
un'esperienza del genere!". [7]
Come già si è stato visto e dimostrato, sia con il caso di
Maria e di tanti altri e come ancora ne vedremo, la
consapevolezza di una vita che continua infonde nell'individuo,
che ne ha potuto fare esperienza, una maggiore sensibilità,
nonché rispetto e attenzione, nei confronti dell'esistenza che
gli appartiene.
Anche nei casi in cui il soggetto ha tentato il suicidio,
proprio l'aver constatato che al di là di tutto c'è ancora
amore e comprensione, ha contribuito a dare un senso nuovo alla
sua vita.
Gianluca R., un uomo di cinquantadue anni, conosciuto per caso
tempo fa, mi rivelò che a seguito di una grossa perdita
finanziaria, in gioventù aveva tentato il suicidio con dei
barbiturici. All'epoca aveva una moglie e due figli piccoli, ma
per lui non esisteva nient'altro ormai se non il disonore e il
profondo senso di fallimento che si portava dietro. Il suo
gesto, ovviamente, non aveva condotto all'esito desiderato e lui
si era ritrovato in un letto di ospedale, salvato in extremis
dalla moglie che rientrando prima del previsto in casa lo aveva
trovato in fin di vita ai piedi del letto. La corsa con
l'ambulanza verso il pronto soccorso sembrava disperata. I
medici lo avevano dato per spacciato. Ma dopo un quarto d'ora di
disperati tentativi, il cuore aveva ripreso a battere. Ancora
oggi, Gianluca, non ama parlare molto di quel periodo, tanto
meno di ciò che ha vissuto durante quel quarto d'ora. Ma
assicura di aver fatto "l'esperienza più
interessante" di tutta la sua vita. E la sua visione delle
cose è cambiata radicalmente a seguito di quell'episodio.
"Ho compreso di aver commesso una sciocchezza
incommensurabile. Quando ho riaperto gli occhi ce l'avevo un po'
con i medici e con mia moglie che avevano fatto di tutto per
riportarmi in vita. Sarei voluto rimanere lì dov' ero. Eppure,né
in quel momento né in seguito mi è saltato più in mente di
ritentare il suicidio. Ormai avevo capito che nulla può
veramente distruggerci o ferirci. C'è sempre una possibilità e
la vita vale comunque la pena di essere vissuta, così com'è.
Soprattutto so che bisogna andare fino in fondo.Da allora, non
c'è stato più nulla che mi potesse fare veramente paura, tanto
meno i problemi economici."
Il soggetto, quindi, dopo un'esperienza di pre-morte,
indipendentemente da come essa si sia verificata, si sente
rinvigorito nello spirito e nel fisico e pronto ad affrontare le
difficoltà della vita con più coraggio, dinamismo e senso di
lealtà.
La scoperta dell'aldilà non fa sì che l'individuo tenda a
svalorizzare la sua esistenza terrena, anzi, egli mostra di
apprezzare maggiormente la vita in tutti i suoi aspetti.
Tutti coloro che sono tornati hanno cominciato, per la prima
volta, a percepire la propria vita come un bene prezioso,
sovvertendo i suoi valori e dando priorità ad onestà, letizia
e tenerezza.
Resta, per certi versi, la paura della sofferenza legata
all'eventuale circostanza finale, tuttavia, questa appare
minimizzata rispetto all'importanza che si da all'anima e alla
sua immortalità. Ci si rende conto, in definitiva, che i poteri
dello spirito sono infiniti e che nessuna ferita, menomazione o
malattia può davvero danneggiare l'essenza più profonda di se
stessi. Si accettano le prove naturali che l'esistenza comporta
come qualcosa di inevitabile ma di poi non così dannoso per la
propria anima che, una volta superato il tutto, continuerà a
vivere, ad apprendere e ad amare.
Ma a questo punto del nostro percorso sarà lecito domandarsi:
per tutti coloro che invece non fanno ritorno cosa accade?
L'anima quali tragitti segue e che senso dà alla propria
sopravvivenza? E' possibile ipotizzare una permanenza eterna in
quell'altra dimensione nella consapevolezza di aver completato
la propria esperienza in una sola esistenza? Oppure è più
logico pensare che la nostra evoluzione spirituale necessiti di
più vite e di numerose altre opportunità per raggiungere la
perfezione?
"Ho compreso di aver commesso una sciocchezza
incommensurabile. Quando ho riaperto gli occhi ce l'avevo un po'
con i medici e con mia moglie che avevano fatto di tutto per
riportarmi in vita. Sarei voluto rimanere lì dov' ero. Eppure,né
in quel momento né in seguito mi è saltato più in mente di
ritentare il suicidio. Ormai avevo capito che nulla può
veramente distruggerci o ferirci. C'è sempre una possibilità e
la vita vale comunque la pena di essere vissuta, così com'è.
Soprattutto so che bisogna andare fino in fondo.Da allora, non
c'è stato più nulla che mi potesse fare veramente paura, tanto
meno i problemi economici."
Il soggetto, quindi, dopo un'esperienza di pre-morte,
indipendentemente da come essa si sia verificata, si sente
rinvigorito nello spirito e nel fisico e pronto ad affrontare le
difficoltà della vita con più coraggio, dinamismo e senso di
lealtà.
La scoperta dell'aldilà non fa sì che l'individuo tenda a
svalorizzare la sua esistenza terrena, anzi, egli mostra di
apprezzare maggiormente la vita in tutti i suoi aspetti.
Tutti coloro che sono tornati hanno cominciato, per la prima
volta, a percepire la propria vita come un bene prezioso,
sovvertendo i suoi valori e dando priorità ad onestà, letizia
e tenerezza.
Resta, per certi versi, la paura della sofferenza legata
all'eventuale circostanza finale, tuttavia, questa appare
minimizzata rispetto all'importanza che si da all'anima e alla
sua immortalità. Ci si rende conto, in definitiva, che i poteri
dello spirito sono infiniti e che nessuna ferita, menomazione o
malattia può davvero danneggiare l'essenza più profonda di se
stessi. Si accettano le prove naturali che l'esistenza comporta
come qualcosa di inevitabile ma di poi non così dannoso per la
propria anima che, una volta superato il tutto, continuerà a
vivere, ad apprendere e ad amare.
Ma a questo punto del nostro percorso sarà lecito domandarsi:
per tutti coloro che invece non fanno ritorno cosa accade?
L'anima quali tragitti segue e che senso dà alla propria
sopravvivenza? E' possibile ipotizzare una permanenza eterna in
quell'altra dimensione nella consapevolezza di aver completato
la propria esperienza in una sola esistenza? Oppure è più
logico pensare che la nostra evoluzione spirituale necessiti di
più vite e di numerose altre opportunità per raggiungere la
perfezione?
Dott.ssa
Elisa Albano
NB. Gli articoli sono tratti da un
testo in preparazione.
[1] LUCIA PAVESI - Oltre la vita
(Esperienze di pre-morte)., Ed De Vecchi, Milano 1997., p. 55
[2] Idem p. 56
[3] PAOLA GIOVETTI - DEDE RIVA - RUDY STAUDER - Esperienze di
frontiera (Il confine sottile tra realtà terrena e
l'"altra" dimensione)., Ed Sonzogno, Milano, 2001, p.
80.
[4] RAYMOND A. MOODY Jr. - La vita oltre la vita., Op. Cit., p.
76.
[5] RAYMOND A. MOODY Jr. - La vita oltre la vita., Op. Cit., p.
81
[6] RAYMOND A. MOODY Jr. - La vita oltre la vita., Op. Cit. p.85
[7] LUCIA PAVESI - Op. Cit., p. 174
12- gennaio 2002 Mistic.it
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