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In
Italia il primo ad occuparsi seriamente del problema “Rapimenti
Alieni” fu il sottoscritto, il
quale,
incaricato dal CUN (Centro Ufologico Nazionale) di porre in atto la
prima indagine di
questo
tipo sul nostro territorio, si trovò tra le mani il caso, ormai
diventato famoso, di
Valerio Lonzi, un ragazzo di Genova che fu addotto una notte, in presenza di
altri
testimoni,
mentre partecipava ad un campeggio di scout a Reppia, sui monti del
capoluogo
ligure.
Sul
questo caso scrissi un libro di successo (Gli ufo nella mente -
circa ventiseimila copie
vendute
in due edizioni successive). All’indomani della pubblicazione
della prima edizione
del
libro, il CUN, che aveva commissionato l’indagine, notò che il
testo era decisamente
scabroso
e poco si addiceva alla politica di quella organizzazione (privata),
nonostante
che,
prima della pubblicazione, tutti i componenti il consiglio direttivo
lo avessero ricevuto
in
copia. Forse non lo avevano letto? Forse lo avevano letto e non lo
avevano capito? O
forse
qualcun altro, all’esterno del CUN, non era contento che in Italia
si trattassero certi
argomenti?
Dall’indagine
sul caso Lonzi, durata almeno due anni e mezzo, emerse che anche
l’Italia
sembrava
confermare ciò che gli ufologi americani andavano ormai da anni
denunciando.
Gli
alieni usavano anche gli italiani!
La
stesura del libro mi servì per imparare le tecniche ipnotiche
descritte dagli americani ed
anche
a migliorarle notevolmente, con l’aiuto del dottor Moretti, di
Genova, che si era
preso
cura dell’esecuzione delle ipnosi.
Il
libro doveva servire da “esca” per coloro i quali, leggendo ciò
che era capitato a Lonzi, si
sarebbero
riconosciuti in quelle vicende: speravo che costoro, superata la
barriera della
paura,
mi contattassero, in modo da consentirmi di dare il via alla seconda
parte
dell’indagine,
la quale prevedeva di espandere l’esperienza acquisita,
estendendola a
decine
di potenziali addotti e verificando, ove queste si fossero
presentate, le similitudini
riscontrabili
tra i vari casi di abduction.
Il
sottoscritto, a questo punto, non poteva più lavorare nel CUN, dove
le sue ricerche, da
loro
peraltro richieste, non erano viste di buon occhio, e lasciò
quell’organizzazione,
abbandonando
anche quella rete di esperti che aveva contribuito a costruire sul
territorio
nazionale
e che avrebbero dovuto sostenerlo nella seconda e più delicata fase
dell’inchiesta.
Tuttavia non tutti il mali vengono per nuocere e così, finalmente
libero da
qualsiasi
controllo e censura, ho riorganizzato tutta l’operazione e, con
nuovi collaboratori,
ho
ottenuto in pochi anni ciò che mai avrei potuto ottenere in decenni
di lavoro nel CUN.
È
nata così la seconda parte del progetto abduction, che si è
conclusa nell’agosto 2002.
Il
lavoro ha condotto a conclusioni certe sugli alieni, sulle loro
identità, sui loro luoghi di
provenienza,
sui loro bisogni, sulle implicazioni storiche della loro presenza
sul nostro
pianeta
e, non ultima, sulla motivazione dei rapimenti alieni.
La
quantità di materiale ricavato, la riproducibilità delle
esperienze ipnotiche condotte, ad
ora,
su oltre duecento casi e le prove collaterali ottenute mi consentono
di dire, chiaramente
e per la prima volta nel mondo, senza timore di essere smentito,
cosa
vogliono
da noi i diversi gruppi di alieni che sono sulla Terra da migliaia
di anni.
I
risultati ottenuti, che saranno qui di seguito sinteticamente
enunciati, mi hanno fatto
capire
anche perché era così difficile comprendere il movente delle loro
azioni.
Perché,
infatti, dopo anni di lavoro sia mio sia di altri colleghi
stranieri, non si riusciva a
costruire
un quadro d’insieme?
Perché
gli alieni cercavano in noi qualcosa che noi non sapevamo d’avere!
Qualcosa
che, una volta portata alla luce, permetteva di costruire
un’immagine dell’uomo
fortemente
diversa da quella imposta oggi dal determinismo materialistico alla
Piero
Angela.
I
RISULTATI
Esistono
cinque livelli di Interferenza Aliena, di cui, precedentemente al
mio lavoro, era
noto
solamente il primo.
Il
primo livello di Interferenza Aliena descrive
l’abduction come un fenomeno invasivo,
nel
quale alcuni esseri, di solito piccoli e di colore grigio scuro o
nero, qualche volta blu,
prelevano
il soggetto e lo conducono in un ambiente tecnologico dove viene
sottoposto ad
operazioni
chirurgiche su di una specie di tavolo operatorio; sia nei maschi
che nelle
femmine
vengono impiantati microchip di controllo.
Questo
è tutto ciò che appare chiaro tra quanto esposto dai diversi
studiosi americani.
In
realtà le cose sono un po’ più complicate.
Esistono,
infatti, almeno dodici razze aliene diverse che hanno a che fare con
l’umanità e,
pur
impiegando tecniche differenti, alla fine cercano la stessa cosa,
come si vedrà più
avanti.
LE
“RAZZE” ALIENE
Ognuna
di queste razze ha a disposizione esseri piccoli, definiti
genericamente “Grigi” od
EBE
(Entità Biologiche Extraterrestri, come risulta da alcuni
documenti della CIA
declassificati
con il FOIA), che possono essere considerati “cyborg”,
cioè veri e propri
robot
biologici, ottenuti per clonazione.
Come
abbiamo accennato, esistono diversi tipi di Grigi, i quali vengono
descritti in modo
simile,
ma possiedono differenti caratteristiche morfologiche, come, ad
esempio, il colore
della
pelle e l’altezza. Esse vengono descritte con precisione durante
l’ipnosi e differiscono
a
seconda della razza aliena con cui si ha a che fare.
Già
dalle prime sessioni ipnotiche era risultato chiaro che le
descrizioni dell’aspetto degli
alieni
non erano coerenti con l’ipotesi di una sola razza: o i soggetti
sotto ipnosi
inventavano
descrizioni uguali nella sostanza, ma diverse nei particolari,
oppure
esistevano
diversi tipi di alieni, simili ma non uguali.
Le
descrizioni sono state esaminate nei minimi dettagli, per trarne
indicazioni il più
possibile
sicure. Per esempio, dopo un attento esame incrociato delle
testimonianze e lo
studio
di appropriate domande da porre agli addotti durante l’ipnosi, gli
esseri blu che
sembrano
dei Grigi più alti (150 cm invece di 100 cm o poco più) sono
risultati, in realtà,
neri.
Responsabile del colore blu si è rivelata l’illuminazione azzurra
della sala operatoria
in
cui questi esseri accompagnano gli addotti. La pelle di questi
“Grigi alti”, che lavorano
solo
con gli alieni sauroidi (se ne parlerà più avanti) e sono assenti
in tutti gli altri contesti,
è,
infatti, di colore nero traslucido e riflette le luci ambientali,
assumendone la colorazione
(nero
ed azzurro, combinati, producono il blu).
Cinque,
tra le dodici razze aliene di cui si parla, apparivano presenti sul
territorio con
frequenza
maggiore delle altre (tra queste ci sono forse le quattro razze
stanziali a cui
faceva
riferimento il colonnello Philip Corso nel suo noto libro dal titolo
“Il giorno dopo
Rowell”?).
In
realtà non si dovrebbe parlare di razze, ma, più appropriatamente,
di gruppi di potere.
Corrado Malanga.
5-
Febbraio 2006 - Mistic.it
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