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di
Paola Harris

da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N.
55 del Febbraio/Marzo 2005

Questa intervista mi è stata rilasciata il 16 novembre 2003 in
Italia, a Firenze, dal Dr. John Mack, scomparso tragicamente nel
2004, autore dei libri "Rapiti" e "Passaport to the
Cosmos" e professore alla Harvard University.

Si tratta di una intervista ad una persona davvero eccezionale, che
delinea in essa il suo approccio alle indagini sul fenomeno dei
"rapimenti alieni" e chiarisce i problemi creatigli in
sede universitaria. Problemi poi superati a dispetto dell'azione di
disturbo del Giurì accademico dell'Università di Harvard, dal
confronto con il quale Mack è notoriamente uscito a testa alta dopo
le verifiche del suo corretto "modus operandi". Se mi si
chiedesse con chi mi sento più in sintonia fra i tanti ricercatori
in ufologia del momento, indicherei senza dubbi proprio lui. E In
effetti la sua filosofia dice tutto.

P. H.: Dr. Mack, grazie per essere qui. Ci può raccontare un po'
della Sua vita?

John Mack: Per prima cosa mi piacerebbe darvi una panoramica
sul cosiddetto fenomeno delle "abductions", quindi
affrontare il problema rappresentato dai metodi a nostra
disposizione per riconoscere quando ci si trovi veramente di fronte
a tale strano fenomeno e, infine, vorrei discutere le implicazioni
che tale fenomeno e fenomeni consimili implicano per il mondo. Per
prima cosa voglio darvi qualche notizia sulla mia formazione e su
come sono venuto a contatto con una materia tanto inusuale.
Sono della città di New York , lavoro alla Harvard University a
Boston. Sono psichiatra e psicanalista e sono particolarmente
interessato alle esperienze fuori dall'ordinario.
Malgrado ciò quando iniziai a sentir parlare di questi casi in cui
la gente sosteneva di essere stata portata da strani esseri
all'interno di UFO pensai di trovarmi di fronte ad una nuova forma
di demenza... Però, dopo aver esaminato una cinquantina di soggetti
che, secondo me, erano portatori di una esperienza genuina, mi resi
conto che questa questione non aveva nulla a che fare con le
malattie mentali. Nel 1994, sicuro di trovarmi su un "terreno
solido", pubblicai il mio primo libro "Abductions"
(in ed. italiana, "Rapiti", Mondadori, anche in edizione
Oscar con prefazione d Roberto Pinotti). Ciò ebbe una grande
risonanza sui mass media e venni invitato a diversi talk-shows tra
cui Larry King e Oprah Winfrey. Ingenuamente pensavo che tale
interesse fosse dovuto all'argomento che riguardava il grande
problema degli UFO, invece non mi ero accorto che a loro interessava
solo vedere un professore di Harvard che si rendeva ridicolo.
Ero così esaltato dalla scoperta che siamo veramente contattati da
strani esseri che pensai che anche i miei colleghi della Scuola di
Medicina di Harvard avrebbero condiviso tale entusiasmo.
Purtroppo fui molto ingenuo perché la reazione delle autorità
della Scuola di Medicina fu tutt'altro che entusiasta.

P. H.: Come ha saputo che potevano esserci dei problemi?

John Mack: Cominciai a preoccuparmi e pensai che sarebbe
stato meglio parlarne personalmente al Decano, visto che appariva
chiaro che essi non approvavano il mio lavoro. Invece di ottenere un
appuntamento da lui ricevetti una lettera che mi informava che era
stata nominata una commissione, di tre persone: questa commissione
aveva il compito di determinare dove e quando avessi sbagliato. Si
trattava di un passo senza precedenti per una Università che si era
sempre vantata di difendere a tutti i costi la libertà accademica.
A questo punto vorrei dire a cosa è servita la commissione che è
venuta a seguire il mio lavoro per quattordici mesi: il risultato
della investigazione condotta nei miei confronti fu una specie di
tregua in cui non vinse nessuno e nessuna azione venne intrapresa
contro di me ma, semplicemente, fui incoraggiato a proseguire mio
lavoro solo se avessi rispettato le regole della Scuola di Medicina,
regole che non mi sono mai state comunicate. Voglio porre in risalto
ciò che questa investigazione mi ha insegnato e di cosa si è
trattato in realtà: per quale motivo il mio lavoro destava tanta
preoccupazione nell'Università? Per rispondere a questa domanda
dobbiamo dare un'occhiata generale alla fenomenologia riguardante
l'esperienza di contatto con gli UFO e quindi addentrarci in
ulteriori campi di ricerca.

P. H.: Quanti casi ha esaminato?

John Mack: Ho esaminato tre-quattrocento persone che hanno
avuto questa esperienza sia negli Stati Uniti che in altri paesi e
culture. Esiste un fenomeno di base che conosciamo tutti e che
consiste nel fatto che una persona viene "contattata": a
letto, in casa, in macchina, su un campo da gioco eccetera.
Non sempre viene visto l'UFO, ma sempre viene vista una luce. Posso
aggiungere che la questione della luce e dell'energia in essa
contenuta, ricorrente in questa fenomenologia, è di estrema
:importanza e richiederebbe uno studio a sé.
La persona viene "prelevata" (e qui sorge un problema di
linguaggio), anche attraverso un muro o una finestra, per giungere
in un luogo chiuso dove hanno luogo certi procedimenti simili a
quelli che avete sentito descrivere da un Travis Walton. Per molto
tempo, molti anni, soprattutto grazie alla pionieristica ricerca di
Budd Hopkins, abbiamo ritenuto che lo scopo principale di ciò fosse
la creazione di una nuova razza ibrida, visto che era ricorrente il
racconto di prelievi di ovuli nelle donne, di sperma negli uomini e
di strani feti ibridi allevati sulle astronavi aliene. Oggi ho la
sensazione che il fenomeno stia cambiando rispetto a quel tipo di
esperienze originarie e che l'esame fisico dia luogo ad esperienze
più complesse. Una delle cose che dovuto fare per lavorare in
questo campo è stato mettere da parte le mie nozioni sul
funzionamento dell'Universo.
Per gli uomini è naturale cercare di collegare le nuove
fenomenologie con ciò che già si conosce. Per esempio, se gli
alieni vogliono effettuare sperimentazioni sui nostri corpi, per
quale motivo prelevano tante persone? Questo è un tipico modo di
proiettare su di un fenomeno sconosciuto e nuovo ciò che noi già
sappiamo sugli esami medici.

P. H.: Quali sono i problemi più gravi sorti circa la
spiegazione del fenomeno?

John Mack: C'è un incrocio culturale alla base del fenomeno.
Vorrei soffermarmi sul problema del linguaggio e su come noi
percepiamo le cose che ci sembrano strane. Per esempio, parole come
"abduction" o "alieno" già condizionano il
discorso in una certa direzione. La parola "abduction" o
"rapimento" non va bene per due motivi: primo, perché
implica che le persone che hanno avuto questi contatti vengano
prelevate contro la loro volontà, come quando i rapitori sono
uomini, e ciò non è sempre vero; secondo, implica che la persona
sia portata fisicamente, con tutto il corpo, all'interno di una nave
spaziale, e ciò non è sempre vero.
Un altro aspetto del contatto è quello che riguarda il
trasferimento di informazioni agli esseri umani mediante telepatia o
mostrando al contattato particolari immagini. La maggior parte di
queste informazioni riguardano le azioni distruttive della nostra
specie nei confronti del nostro pianeta. È come se stessimo
creando, con i nostri comportamenti ecologici planetari, dei
problemi ben più grandi a livello galattico.
Coloro che vivono l'"esperienza" ricevono capacità e
talenti che non sono compatibili con le loro conoscenze. Ad esempio
possono scoprire di possedere un grande talento artistico scaturito
da questa esperienza oppure viene loro data una conoscenza
scientifica ben al di là della loro formazione scolastica oppure,
ancora, dicono di aver immagazzinato formule matematiche e nozioni
scientifiche che, sottoposte a verifica, costringono gli scienziati
a riconoscere la loro veridicità. Personalmente ho potuto studiare
diversi di questi casi.

P. H.: Le va di parlare di tali prove? Come si sa se uno dice la
verità?

John Mack: Vorrei proprio parlare del problema rappresentato
dalle prove. Come possiamo essere sicuri che le esperienze riportate
da questi soggetti siano vere? Come valutiamo questi resoconti e
come ne determiniamo l'autenticità?
Per esempio, quando compio le mie valutazioni, mi è chiaro che non
ha senso che persone sane di mente inventino tali storie. Non
possono averle apprese dai mezzi di comunicazione perché spesso
sanno ben più di quanto tali mezzi non sappiano.
Comunque manca sempre qualcosa quando si decide di stabilire se,
raccontando storie cosi bizzarre, le persone stiano dicendo la verità
e se sia il caso di prendere sul serio i loro racconti. Al momento
non disponiamo ancora di un tale criterio di valutazione e io sto
lavorando proprio a questo, cercando di delineare una nuova Scienza
dell'Esperienza.
Nella scienza tradizionale, quando osserviamo un certo fenomeno,
cerchiamo di oggettivare il più possibile ciò che stiamo
studiando, ma quando si cerca di comprendere qualcosa che è tanto
importante e profondo per un soggetto non possiamo tenerci in
disparte e dobbiamo "entrare" nella coscienza di quella
persona. Cosi facendo susciteremo le ire dei critici che diranno:
"Ciò che stai apprendendo è troppo soggettivo!" Ma il
problema è proprio questo: quando si giunge a conoscenze così
profonde l'analista deve vivere "soggettivamente"
l'esperienza del soggetto.

P. H.: Ma come si sa cos'è questa esperienza?

John Mack: Resta il problema della veridicità. Se io dico
che "sembra proprio che stiano dicendo la verità" ciò
non è sufficiente. Dobbiamo iniziare ad avere una nuova visione
olistica della conoscenza. Ciò si avvicina a quello che definiamo
"conoscenza intuitiva", una specie di conoscenza col cuore
e con lo spirito che ha fatto parte delle culture tradizionali per
secoli e millenni ma che si è poi persa in occidente.
Su questa materia mi è stato dato un certo aiuto da Monsignor
Corrado Balducci che ha affermato: "nella Chiesa noi prendiamo
molto sul serio il fenomeno degli incontri con gli UFO, soprattutto
perché ci sono così tanti testimoni affidabili. Nella Chiesa ci
troviamo da secoli nella condizione di dover esaminare i resoconti
sui miracoli e quindi abbiamo dovuto sviluppare un criterio di
valutazione attendibile che si può riassumere col concetto di
'testimone affidabile'."
Così anch'io ho iniziato ad applicare ai miei casi quest'idea di
"testimone affidabile". Come facciamo a riconoscere un
testimone affidabile? Per me queste persone sono testimoni
affidabili quando la forza della loro comunicazione, letteralmente,
mi attraversa. Ho potuto sperimentare una sorta di potente
vibrazione quando queste persone rivivevano le loro esperienze. Mi
trovavo in presenza di qualcosa che incuteva timore per la sua
intensità. Anche i soggetti esprimevano a parole questa sensazione
e dicevano che era come se ogni cellula del loro corpo stesse
vibrando.
Quando ci si trova in presenza di una cosa simile la si percepisce
con tutto il proprio essere.
Faccio un esempio: uno dei miei primi casi è stata una psichiatra
che lavorava nel sociale, sulla quarantina, molto precisa nella
comunicazione, molto autocritica e controllata. Alla sua seduta
invitai anche un altro psichiatra che era stato il suo terapeuta e
che la conosceva molto bene. Lei, mentre riviveva le sue esperienze
le chiamava "sogni elettrici"; non si trattava
assolutamente di sogni ma quella definizione la aiutava a descrivere
la sensazione di elettricità nel corpo. Quando rivisse con me uno
di questi "sogni" di esperienza con gli extraterrestri e
descrisse il suo essere presa e portata nel veicolo ed il suo
trovarsi di fronte agli esseri divenne estremamente emotiva, sudava,
tremava e urlava.
Quando la seduta fu terminata l'altro psichiatra
scosse la testa e disse che a quella donna doveva essere successo
veramente qualcosa di grave, che la conosceva da troppi anni ed era
certo che non stesse mentendo. Gli chiesi di testimoniare a mio
favore per l'investigazione di Harvard, visto che era l'unico
psichiatra di Boston di mia conoscenza che avesse avuto esperienza
di casi simili. Egli mi rispose che non aveva mai creduto alla realtà
di queste cose ma, dopo aver visto la sua paziente in quello stato,
era giunto alla conclusione che alcuni di questi casi erano
sicuramente veri. La commissione non gradì la sua testimonianza e
nel rapporto che emise non fece il minimo accenno ad essa. La prova
della veridicità del soggetto ha a che fare con la risonanza che si
crea tra la persona che racconta l'esperienza ed il terapeuta che
investiga. Potrebbe essere definita un "conoscenza
diretta". Accade quando sai con tutto il tuo essere che quella
persona sta dicendo la verità. Si possono trovare esempi di questa
"conoscenza diretta" negli atti del tribunale che ascoltò
i resoconti dei testimoni sulle torture in Bosnia. Il giudice, dopo
aver ascoltato la testimonianza di una donna, disse: "non ho
bisogno di altre testimonianze, posso solo dire che non è possibile
che lei stia mentendo, per me questo è sufficiente." Adesso
tutti sappiamo che la tortura esiste; questa cosa è stata ammessa,
ma ancora non si ammette che anche gli incontri con gli alieni
esistono.

P. H.: Ha ragione sul fatto che tutto questo costituisce un vero
mistero da spiegare. Ma che tipo di prove ci sono in proposito?

John Mack: A questo punto dovete sapere che in questa
fenomenologia abbiamo le prove di modelli ricorrenti e simili
evidenziatisi in centinaia se non migliaia di casi. Ciò sta
aiutando a creare un nuovo atteggiamento nei confronti dei
testimoni. Quando un testimone parla tutti si accorgono che egli ha
veramente sperimentato un altro tipo di realtà. La sincerità, la
verità e la forza d'animo sono misurabili proprio come le distanze
e i pesi, ma in un modo diverso.
Nella nostra cultura esperienze come quelle dei rapimenti alieni,
degli UFO e dei Crop Circles vengono definite "anomale",
ma ciò non accade in tutte le culture. Molte delle nostre
esperienze rientrano nel rango delle anomalie e quando ho parlato di
esse con dei Nativi americani loro hanno semplicemente risposto che
non sono anomalie e che al contrario loro le conoscono perché come
fatti che rientrano nelle esperienze umane. Adesso voglio parlarvi
dell'attuale visione del mondo e di come essa agisce. Ci si è
sempre riferiti ad essa come ad un paradigma e la si è associata al
pensiero scientifico, ma io preferisco chiamarla "visione del
mondo" (i filosofi tedeschi la definivano con termine "weltanschauung")
perché riguarda qualcosa di ben più grande della sola scienza.
La visione del mondo è il modo in cui organizziamo la realtà;
corrisponde al modo in cui pensiamo che le cose funzionino e per noi
è come una bussola, uno strumento di navigazione che ci permette di
tenere insieme la nostra psiche.
Quando mi affibbiarono la commissione d'inchiesta compresi che stavo
mettendo in pericolo la visione del mondo su cui i miei colleghi si
basavano. "Quando minacci l'imperatore allora lui ti
colpisce".

P. H.: Si tratta dunque di cambiare paradigma o "worldview":
ovvero la nostra "visione del mondo"?

John Mack: Sì, la visione del mondo dominante nella nostra
società potrebbe essere definita "umanesimo antropocentrico
newtoniano-cartesiano". È una visione che colloca l'essere
umano al vertice di una gerarchia cosmica di intelligenze. Il modo
più semplice per definirla è Materialismo Scientifico. In questa
visione del mondo la materia è energia, è la realtà primaria e
nel Cosmo non esiste alcuna intelligenza superiore. Il suo metodo di
studio è basato sulla realtà oggettiva e sulla separazione tra
l'investigatore ed il fenomeno investigato. Bene, questa visione del
mondo che ha dominato la nostra società è in errore. È in errore
in ogni importante elemento che la costituisce. Prima di tutto
sappiamo che esiste tutta una serie di fenomeni che non riusciamo a
spiegare e che questo metodo scientifico non riesce neanche a
trattare. Molte delle cose che oggi abbiamo scoperto in tal modo non
possono nemmeno essere studiate. La visione del mondo dominante è
terribilmente distruttiva perché tratta l'intero pianeta come se
fosse un semplice ammasso di risorse pronte per essere sfruttate,
per le quali vale la pena combattere qualsiasi guerra e che saranno
conquistate dal più forte.
Da questa visione non può scaturire alcuna vera gioia per l'umanità
perché le uniche gratificazioni possibili sono sempre e soltanto di
tipo materiale. Ma ora una nuova visione del mondo sta emergendo ed
essa dà spazio anche a chi crede che esistano intelligenze
superiori nell'universo.
Quello che accade ai miei clienti è una dimostrazione
dell'esistenza di tali intelligenze; i Cerchi nel Grano provano che
tali intelligenze stanno cercando di comunicare con noi. In questa
nuova visione del mondo è compreso un modello dell'Universo in cui
tutto comunica con il Tutto e ciò trova conferme anche nella fisica
d'avanguardia. Per tale nuova visione del mondo sono necessarie
nuove ondate di conoscenza insieme ad un risveglio spirituale.
Questo cambiamento che avviene intorno a noi incontra ostilità e
resistenze molto forti perché il mantenimento del vecchio sistema
di pensiero ha richiesto enormi investimenti economici, politici e
psicologici. Ma ormai vediamo ovunque persone che si aprono a questa
nuova visione del mondo. Quanto sarebbe diverso il mondo se questa
nuova visione diventasse quella dominante?

P. H.: Sì, sembra che i giovani siano i più disponibili. Può
illustrarci i vantaggi di pensare in base a tale nuova "worldview"?

John Mack: Diverremmo capaci di condividere le nostre
esperienze con tutti gli esseri viventi e tratteremmo finalmente la
natura con rispetto e senza violentarla. Saremmo in grado di
identificarci con altri popoli, religioni e con gli animali senza più
considerarli mercati da sfruttare e prodotti da vendere e consumare
e, soprattutto, ci renderemmo conto di essere connessi col Divino,
con un Principio Creativo immensamente più appagante di qualunque
bene materiale. Si avrebbe allora un globale risveglio dei cuori.
Tutto ciò io l'ho appreso occupandomi dell'esperienza dei rapimenti
alieni perché i contattati riferivano di aver saputo dagli esseri
da loro incontrati che noi rappresentiamo una minaccia non solo per
la Terra ma anche per la Galassia.
Spero che sapremo trasformarci da nemici della Galassia in suoi
cittadini.

P. H.: Sono perfettamente d'accordo con Lei. È stato un vero
onore conoscerLa. Grazie.
5-
Febbraio 2006 - Mistic.it
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