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In
questa sede non saranno descritti i contesti e gli ambienti ipnotici
che hanno consentito
di raggiungere alle conclusioni
esposte, né saranno date spiegazioni tecniche, perché
sarebbero necessari diversi libri: mi
limiterò ad esporre semplicemente le nude conclusioni
tratte dalle indagini.
Detto
questo, è apparso subito chiaro che i mammiferomorfi avevano un
problema che noi
potevamo risolvere: cercavano
l’immortalità!
Pur essendo convinto che
l’immortalità diventerebbe, alla lunga, incredibilmente noiosa,
sono conscio che non tutti la pensano
in questo modo. Il desiderio degli alieni di non
abbandonare mai questa vita e la
determinazione dimostrata nel perseguire tale scopo mi
aveva lasciato abbastanza perplesso
sul loro grado di maturità intellettuale, ma proseguii
nelle ricerche: forse mi stavo
sbagliando.
Sotto
ipnosi gli addotti che erano venuti a contatto con questi esseri
riportavano,
unanimemente, che gli alieni vivevano:
“attraverso di noi, attraverso la
nostra mente...”
In questo tipo di addotti esisteva una
forte dicotomia cerebrale, che uno psichiatra da
quattro soldi avrebbe facilmente
interpretato quale schizofrenia acuta; tuttavia analisi
approfondite della personalità dei
soggetti non lasciavano dubbi sulla loro totale sanità di
mente. Essi si sentivano spesso
diversi, come se non fossero di questo mondo, ed
avevano dei flash-back in cui si
ricordavano scene di vite passate ed immagini in cui
agivano in un contesto alieno, quasi
fossero alieni loro stessi.
Fu
subito chiaro che nella loro mente esisteva una zona di memoria ad
acceso negato, in
cui erano nascosti alcuni ricordi che
riguardavano scene di vita di un alieno: ne nacque
l’ipotesi che fosse reale ciò che
risultava da diverse altre ipnosi, cioè che gli alieni usavano
il cervello degli addotti come
magazzino per i loro ricordi (in termini informatici, una specie
di sistema di back-up).
Secondo
tale ipotesi gli alieni in questione cercano l’immortalità, che
non possono in realtà
raggiungere, perché, pur essendo
molto più longevi di noi, muoiono ugualmente. Possono,
però, far sopravvivere tutti i loro
ricordi, mettendo nel cervello di un bambino terrestre tutta
l’esperienza dell’intera vita
(fino a quel momento) di uno di loro, il quale, dopo di ciò, può
anche, eventualmente, morire.
Il
bambino, col trascorrere degli anni, diventa adulto ed ogni tanto il
suo cervello mostra
piccoli segni dell’altra personalità,
creandogli non pochi problemi esistenziali.
La memoria aliena rimane comunque
inaccessibile, se non facendo ricorso ad una specie
di procedura chiave (simile alla
password di un computer), capace di aprirla e di liberarne
il contenuto.
Prima
della morte dell’addotto utilizzato per il back-up, gli alieni
tornano e copiano, se
necessario, tutto il contenuto della
sua memoria nel cervello di uno di loro appena nato.
Costui dispone così subito
della memoria, oltre che del terrestre ospite, del suo
predecessore alieno e diventa,
pertanto, tutt’uno con lui.
Così la sua personalità sopravvive,
anche se il corpo muore, e si ottiene un surrogato di
immortalità. L’alieno neonato non
deve fare esperienza, ricominciando daccapo tutto il
percorso formativo, ed alla fine, per
fare un esempio, un alieno (o meglio la sua
personalità) vecchio di trentamila
anni risulterà formato dai ricordi di sei alieni di
cinquemila anni l’uno, più un
numero elevato di memorie di terrestri usati per il back-up.
Il
prodotto dell’applicazione dell’idea appena descritta è una
sola personalità in evoluzione,
che utilizza tanti corpi in
successione: una sorta di pseudo-immortalità che permette agli
alieni di conservare tutte le
caratteristiche fondamentali del loro pensiero originario.
Si è presto constatato che il
cervello umano è preferito dagli alieni come magazzino per le
loro memorie, infatti agli addotti,
durante i rapimenti, viene ripetutamente detto che:
“… il vostro cervello è una cosa
perfetta: le macchine si rompono ma i cervelli umani no…”
Ecco,
dunque, cosa significa la frase:
“Noi
viviamo attraverso il vostro cervello…” !
L’applicazione
di una serie di astuzie ipnotiche ha permesso di trovare la
procedura-chiave
per l’accesso alle memorie nascoste
nel cervello degli addotti, mettendo a disposizione un
immenso bagaglio di informazioni sugli
alieni, compresa la loro lingua.
Il procedimento è collaudato e
riproducibile in laboratorio su qualsiasi addotto.
Lo studio dei fonemi alieni è
attualmente in corso, ma di questo si parlerà in altra sede.
Quella della procedura-chiave
rappresenta, indubbiamente, una scoperta importantissima.
Per confermarla ho deciso di
verificare se, comportandosi il nostro cervello come una
memoria non cancellabile (una vera e
propria ROM - Read Only Memory), nella zona di
memoria ad accesso negato di un
addotto esistessero anche tracce delle memorie dei
“carrier”, cioè tracce dei
ricordi delle vite di tutti coloro che avevano “trasportato” la
memoria aliena in precedenza. Infatti,
nel cervello degli addotti, dev’essere presente la
memoria di un solo alieno, composta da
tanti frammenti sequenziali, ed inoltre le memorie
di tutti coloro di cui gli alieni si
sono serviti per il back-up. È superfluo descrivere la
soddisfazione prodotta dal
conseguimento della conferma di questa ipotesi.
Il
lavoro di Weiss, psichiatra americano che con l’ipnosi sollecita i
ricordi delle vite passate,
deve essere, quindi, reinterpretato?
Non esiste la reincarnazione e si tratta semplicemente
di memorie che, in realtà, non ci
appartengono, ma sono di persone vissute in precedenza
portandosi dietro il fardello
aggiuntivo di una memoria aliena?
È diventato chiaro in seguito che le
cose sono ancora più complesse: altri alieni, in realtà,
vanno molto oltre il back-up della
memoria.
IL
TERZO LIVELLO DI INTERFERENZA ALIENA
Negli
addotti che avevo esaminato mi è capitato di trovare memorie aliene
di Sauroidi o di
Insettoidi: come mai?
- I cervelli di un rettile o di un
insetto sono forse compatibili con quello umano?
Probabilmente la risposta giusta è la
seguente.
Una memoria aliena di Insettoide si
espresse, sotto ipnosi, in questo modo:
“Il vostro cervello è più grande
del nostro, ma noi lo usiamo tutto: lo spazio che voi non
utilizzate è usato da noi. Vi abbiamo
creato così apposta e nel vostro DNA esiste il DNA
sia nostro che dei Sauri. È per
questo che siamo abbastanza compatibili.”
Durante
l’ipnosi regressiva emergevano tuttavia, sia in ambiente suroide
che Insettoide,
anche racconti di ben diverso
spessore.
Mi chiesi, all’inizio, cosa sarebbe
successo se un addotto utilizzato per il back-up avesse
subito un incidente e fosse morto sul
colpo: gli alieni avrebbero perso migliaia di anni di
informazioni e, con esse, anche uno di
loro. Non se lo potevano permettere!
Cosa
avremmo fatto noi nei loro panni?
Ciò
che era ovvio fare: una copia del cervello dell’addotto. Tuttavia,
per conservarlo in
piena efficienza, avremmo dovuto
copiare tutto il corpo.
Il corpo non serve a gran che, ma è
necessario per tenere in vita il cervello, con il suo
prezioso contenuto di informazioni di
vita aliena.
Durante le ipnosi regressive
compariva, talvolta, la descrizione della “stanza della
risonanza”, della “stanza delle
matrioske”, della “stanza del cilindro metallico”, tutte
definizioni adottate dai diversi
addotti per descrivere la stessa situazione, cioè il fatto di
essere introdotti in un cilindro
metallico dal quale, attraverso una specie di oblò laterale,
potevano assistere alla formazione, in
tempo reale, un corpo identico al loro all’interno di
un altro cilindro, trasparente e
verticale, posto nello stesso locale: una vera e propria
“fotocopia” dell’addotto,
comprese tutte le informazioni contenute nel suo cervello.
La
persona coinvolta, di fronte ad una simile visione, perdeva la
propria identità ed aveva
sovente crisi psicologiche abbastanza
pesanti da sopportare.
Sembrava evidente che uno dei due
corpi veniva conservato, per così dire, “in frigorifero”
dagli alieni in luogo sicuro e
rappresentava il back-up di riserva, mentre l’altro veniva
riportato nel suo habitat naturale.
Queste operazioni erano compiute tutte
in ambiente sotterraneo terrestre, in presenza di
militari anch’essi terrestri! (le
risposte a mia disposizione sui motivi per cui ciò avviene
sono del tutto esaustive, ma non è il
caso di trattarle in questa sede).
La
domanda più importante, a questo punto delle indagini, era:
“Ma cosa riportano giù: la copia o
l’originale?”
Noi avremmo tenuto l’originale. E
gli alieni?
Le memorie della copia e
dell’originale erano evidentemente identiche in tutto e per tutto
e
non c’era verso di scovare una
differenza che potesse indicare la soluzione al problema.
Sembrava,però, che gli alieni
avessero un punto debole nella loro procedura: il cilindro in
cui introducevano il povero
malcapitato era (dalle prime descrizioni) orizzontale, mentre
quello in cui si formava la copia era
verticale. quindi, se l’addotto sotto ipnosi ricordava di
essere uscito dallo stesso cilindro in
cui era entrato, era l’originale; se ricordava di essere
uscito dal cilindro verticale, si
trattava della copia. L’addotto sembrava ricordare di essere
uscito da cilindro in cui non era
entrato, dunque appariva essere una copia!
Era
un errore, infatti scoprii che esistevano ben quattro stanze dei
cilindri, ognuna con un
proprio preciso scopo, ma in ipnosi
alcuni ricordi si confondevano e si accavallavano;
vedremo in seguito perché.
In realtà tornava sempre
l’originale, come più approfondite ipnosi fecero chiaramente
comprendere in seguito.
5-
Febbraio 2006 - Mistic.it
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